Giudice armato, magistratura veneta si dissocia

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«La Giunta veneta dell’Associazione nazionale magistrati resta sgomenta dinanzi alle esternazioni pubbliche del collega Angelo Mascolo, dallo stesso inviate ai giornali locali, e se ne dissocia e riservandosi di interessarne il collegio dei probiviri per le valutazioni disciplinari». Lo si legge in una nota dell’Anm veneta in riferimento alle affermazioni del giudice trevigiano che, non sentendosi protetto dallo Stato, ha deciso di armarsi. «I magistrati veneti, a differenza del collega Mascolo – rileva l’Anm -, credono profondamente nello Stato e si impegnano ogni giorno a difenderlo e a difendere tutti i cittadini senza ricorrere alla violenza o alle forme di vendetta e omicidio che il collega Mascolo richiama a sproposito e pare anzi auspicare; lo fanno, ogni giorno, nel rispetto delle leggi e dei principi di civiltà giuridica che connotano il nostro paese e che hanno consentito di debellare il terrorismo politico e ridimensionare la mafia».

«Contrariamente a quanto ritiene il collega Mascolo, lo Stato esiste e controlla saldamente il territorio – aggiunge l’Anm -. Grazie al sacrificio di funzionari, forze dell’ordine e magistrati, lo Stato persegue la tutela dei suoi cittadini al meglio delle possibilità, come testimonia la costante riduzione, anno dopo anno, dei reati più gravi; si tratta dello stesso Stato che, nelle sembianze di una pattuglia di carabinieri, ha consentito al collega Mascolo di sentirsi protetto nel corso della vicenda da lui narrata». Per queste ragioni la Anm del Veneto «ritiene gravi ed inaccettabili la affermazioni disfattiste del collega Mascolo, contrarie alla sobrietà e all’equilibrio che deve caratterizzare ogni magistrato e ricorda infine che un magistrato è credibile, ed è degno della sua funzione, solo quando valuta in modo imparziale vicende a cui non è personalmente interessato e non certo quando si pone come parte in causa».

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  • don Franco di Padova

    “La Giunta veneta dell’Associazione nazionale magistrati” dice cose astrattamente giustissime. Legga però, per cortesia, certe sentenze che esprimono livore verso chi si difende, quanto “umana comprensione” verso chi (professionalmente) offende.
    Certe razioni “sbagliate” sono l’esito avvelenato di una giustizia sbagliata, che piega la Legge a motivazioni ideologiche e personali, totalmente estranee al Popolo in nome del quale si giudica.