Houellebecq ha ragione, il futuro è populista

Lo scrittore francese si schiera per la democrazia diretta, anche se pensa che la Le Pen non vincerà. E invece potrebbe vincere

L’intervista di Michel Houellebecq apparsa sul Corriere della Sera di ieri presenta diversi aspetti di interesse, soprattutto perché si conclude con una considerazione di spessore, che alcuni riterranno provocatoria ma che, in ogni caso, vale la pena riportare per intero: «Quando sento qualcuno evocare il populismo so che in fondo quella persona è contraria alla democrazia. La parola populismo è stata inventata, o meglio recuperata, perché non era più possibile accusare di fascismo certi partiti, sarebbe stato troppo falso. Allora è stato trovato un nuovo insulto, populista».

Un pensiero cui lo scrittore francese fa seguire una confessione fortina: «Sì, penso di essere populista. Voglio che il popolo decida su tutti gli argomenti».  Ora, che significa  una simile dichiarazione? Forse Houellebecq sogna un referendum dietro l’altro e l’abolizione della democrazia parlamentare? Pur non conoscendo approfonditamente il pensiero della penna più famosa di Franca, lo escluderei. C’è piuttosto da inquadrare la confessione di populismo di Houellebecq come una convinta condivisione del malessere diffuso che serpeggia in popoli che percepiscono le istituzioni governative come estremamente distanti dai loro bisogni.

Certo, formalmente ogni rappresentante, in democrazia, è già oggi eletto e chiamato a condotte il più possibili aderenti al mandato popolare. Ma tra un appuntamento elettorale e l’altro, si crea una distanza enorme, spesso siderale tra elettori ed eletti. Una distanza – fateci caso – che non si assottiglia neppure in prossimità di nuove elezioni, quando il problema, per un certo sistema di potere, non è più guadagnarsi il consenso del popolo, ma indicare al popolo l’opzione sbagliata, da evitare. Che da qualche tempo a questa parte si rivela, poi, quella vincente: la Brexit, Trump, il no al referendum costituzionale in Italia…

Da questo punto di vista, se mi è concesso, non solo mi associo a Houellebecq dichiarandomi populista, ma mi avventuro in una previsione: vincerà la Le Pen. Lo scrittore francese la pensa diversamente, ma credo finirà così. Per un motivo semplice: siamo ormai entrati in una fase nella quale, alle elezioni, da una parte corre il candidato favorito dai sondaggi e che “vince” i dibattiti televisivi, e dall’altra quello che vince le elezioni. Ebbene, si dà il caso che i dibattiti e in sondaggi stiano premiando Macron, destinato a fare la fine della Clinton. Non perché lo dica io, ma perché il populismo è il presente e forse anche, per un certo periodo il futuro.

Di sicuro lo sarà da noi, in Italia, dove da una parte abbiamo un popolo che chiede essenzialmente due cose – lavoro e sicurezza – e, dall’altra, una classe politica che discetta di biotestamento, ius soli, stepchild adoption e mille altre diavolerie lontane anni luce dai bisogni della gente comune. Per questo, anche se le leve del potere non solo politico ma anche accademico e mediatico, sono saldamente in mani progressiste (basti vedere a cosa si è ridotta l’informazione mainstream), prevedo un futuro populista, condito di patriottismo e rabbia, protesta e rifiuto di quel Pensiero Unico che fino ad oggi si è tentato, su tutti i livelli, di veicolare. Non sarà un populismo duraturo, tranquilli, ma sufficiente a fare piazza pulita di tecnici e di eurocrati, di illuminati e rigoristi germanofoni. E scusate se è poco.

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