«Omicidio Conegliano: copione già visto, violenza senza età»

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«Purtroppo questo episodio rientra in un copione già visto. Il fenomeno della violenza contro le donne è trasversale e la gravidanza non rappresenta un fattore di protezione per le vittime, anzi, può diventare un acceleratore di comportamenti brutali. È dimostrato che chi subisce violenza fisica durante la gestazione corre tre volte in più il rischio di morire per mano del partner». Questo il commento, riportato da Martina Calzavara su La tribuna, della criminologa investigativa e psicologa forense Roberta Bruzzone sul caso della ragazza incinta uccisa dal compagno a Conegliano.

«I maltrattamenti in gravidanza rappresentano un indicatore tra i più affidabili dell’escalation di aggressività in una relazione» ha ribadito l’esperta, aggiungendo che «la violenza non ha limite e riproduce sempre lo stesso schema. Essendo un fattore culturale è in grado di andare al di là dell’età anagrafica, del censo e della nazionalità» aggiunge la criminologa. «Le donne devono imparare a non concedere ulteriori contatti al partner dopo la fine di una relazione già segnata dalla violenza. Perché anche quell’ultima richiesta di dialogo rientra nel meccanismo patologico e può coincidere con la premeditazione di un delitto».

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