“Lo Schitto”, satira alla veneziana: «Brugnaro al bar? Incorruttibile»

«Buttiamola sul ridere per non incazzarsi che è inutile»

Lo Schitto, ovvero fare satira a Venezia. La pagina Facebook da 5500 like nasce sotto il nome “Me lo chiede la Città” prendendo spunto da una frase dell’ex sindaco di centrosinistra Orsoni contenuta nei verbali d’interrogatorio del processo Mose. Come un bisogno di terapia, una specie di esorcismo civile ad una realtà politica sempre più ansiosa e rabbiosa. Ne spiega così la genesi uno dei suoi animatori, Luca Corsato: «Io ero in treno da Trieste, David (Marchiori ndr) da Roma ed eravamo al telefono a commentare buttandola sul ridere “per non incazzarsi che è inutile“. Da questo abbiamo buttato giù i primi 5/6 profili dei possibili candidati sindaco di Venezia che poi abbiamo pubblicato. Con il tempo si sono aggregati altri più o meno dichiarati ma diciamo che è sempre un lavoro che nasce e si produce da una chat su messenger. Raramente facciamo riunioni collettive, diciamo che la newsroom è totalmente online e diffusa». E così ogni mattina arriva (quasi) puntuale la video-rassegna dei quotidiani locali, intervallata da locandine preparate ad hoc sugli argomenti del giorno.

Come vi siete trovati? Amici d’infazia? Compagni di calcetto? Relazioni sentimentali fra voi?
Solo amorosi sensi platonici. Nel giugno del 2014 abbiamo iniziato come una rassegna di autori anonimi di profili probabili/improbabili alla corsa di sindaco di Venezia. La cosa acquisì presto un certo seguito alimentato da sospetti di chissà-chi-c’è-dietro. Per smorzare i complottismi ci siamo svelati dopo un po’ di mesi e quando siamo arrivati a circa 140 profili ci siamo stufati e ormai le primarie erano alle porte. Abbiamo inventato il finto giornale “Lo Schitto”sul modello dei vecchi ciclostili per giocare sulle notizie da campagna elettorale. La cosa strana è che nel continuo rilancio all’improbabile abbiamo iniziato ad azzeccare dei fatti che sono poi accaduti, e questo ci ha condannati ad una sorta di “attendibilità”.

Ogni mattina la rassegna stampa: vi considerate giornalisti, o addirittura più giornalisti dei giornalisti?
Non è una gara ma un gioco di “aguzza la vista”. Ogni mattina in effetti è una rottura di balle perché assistiamo tra il divertito e l’annoiato-stupito l’eterno palinsesto della cronaca. Stiamo imparando che i giornali, anzi i direttori e i redattori, non cercano le notizie ma costruiscono dei filoni di notizie che cavalcano quello che sembra “tirare” in quel momento. Ovviamente questo genera degli effetti paradossali e dei cortocircuiti informativi in effetti al limite del comico. Quindi è un modo per mantenere una corretta dieta che non sia eccessiva di indignazione.

Avete intervistato il sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, e lui non è certo un personaggio che rilascia interviste a tutti. Qual è il segreto per avere un’intervista da lui? L’avete corrotto al bar, dite la verità.
Siamo servi. E comunque al bar il sindaco risulta incorruttibile, come insegna il caso Bulla. Semplicemente l’abbiamo chiesto e ce l’ha concessa. Non ci siamo chiesti perché a noi sì e ad altri no, posto che non sappiamo neppure se abbia risposto no ad altri.

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Una delle foto diventate più virali. Un commento ironico all’episodio avvenuto un anno fa a Roma fu deciso di coprire le statue ai Musei Capitolini per l’arrivo di presidente iraniano, Hassan Rouhani

Quando si guarda la vostra pagina Facebook viene in mente Lercio. Avete modelli?
Non scomoderemmo il Lercio in eventuali paragoni. Il nostro modello di riferimento è la ”zingarata” di monicelliana memoria. Lo rivendichiamo come punto fermo perché effettivamente non abbiamo altro scopo che quello.

Qual è la cosa che fa meno ridere di Venezia?
Venezia non fa ridere, lo diceva anche Charles Aznavour che ne sa certamente più di noi. E anche noi ridiamo poco, soprattutto nelle nostre rassegne stampa.

Qual è il personaggio che invece non avrebbe bisogno di essere preso in giro?
Un personaggio che non esiste, cioè una persona che non si prende sul serio. Ci sono troppi personaggi che hanno trovato un autore. Pessimo e che, appunto, si prende troppo sul serio.

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