Speedway, la storia l’ha fatta Arzignano

Quel che c’è da sapere su uno sport spettacolare. Dove è meglio non avere fair play

Forse non come in Emilia-Romagna, ma il Veneto è sicuramente terra di appassionati di moto. Se là però la specialità dominante è la velocità, qui vanno alla grande il fuoristrada e lo speedway. Anzi quest’ultimo è sport tipicamente veneto perché il fulcro della attività nazionale è in prevalenza qui, e, in misura minore, in Friuli. Le gare attirano migliaia di appassionati, soprattutto nel Vicentino dove la specialità ha impianti, motoclub, piloti, titoli e campioni.

Lo speedway arriva da lontano, nasce un secolo fa il Australia, poi è esportato negli USA, infine sbarca in Europa. Si radica soprattutto nei paesi dell’Est ed in Gran Bretagna. Nei primi anni Trenta lo importa in Italia un marinaio istriano, che lo ha conosciuto nei suoi viaggi in Australia. La diffusione inizia nel dopoguerra, sulla spinta dei soldati inglesi che organizzano le prime gare con moto stradali adattate alla pista. La fondazione del Motoclub Lonigo risale al 1947. Il Motoclub La Favorita di Sarego, l’altro sodalizio vicentino, nasce quasi trent’anni dopo, nel 1975.

La spettacolarità nello speedway è assicurata. Le moto, le piste e la tecnica di guida concorrono insieme a rendere unica questa specialità. Le motociclette (prevalentemente prodotte dalla Jawa, ma si corre anche con le venete MG) hanno motori molto potenti da 500 cc. La carrozzeria è molto particolare, essenziale e priva di protezioni. Soprattutto non sono dotate di alcun freno. Sarebbe inutile, perché i piloti affrontano le curve sempre e solo in derapata. Le piste sono ovali, con lunghezza di circa 300-400 metri, il fondo è in terra. Praticamente si tratta di un fuoristrada su pista. La bravura dei piloti sta essenzialmente nel controllare le sbandate e le derapate del mezzo in curva. La difficoltà sta nel fatto che, per ogni batteria, ci sono in pista quattro piloti e il fair play non è, diciamo così, fra le qualità richieste. Considerato che il programma di una gara prevede venti batterie e sedici piloti, per gli spettatori le emozioni non mancano di sicuro. Anche perché non è infrequente che l’alta velocità e il correre gomito a gomito provochino clamorose uscite di pista.

Gli impianti più famosi sono quello vicentino di Lonigo, che quest’anno compie quarant’anni ed è teatro da sempre di gare internazionali, quello veronese di Badia Calavena e, fuori regione, quello di Terenzano, in provincia di Udine. C’è poi la Favorita, pista storica di Monticello di Fara, sempre in terra berica. Fu costruita dal Motoclub Lonigo che, nei primi anni, utilizzava l’ippodromo locale, e fu l’impianto principale del vicentino fino alla inaugurazione della nuova pista leonicena. Il Motoclub di Sarego rilevò l’impianto nel 1977 e, per un quinquennio, organizzò prove anche internazionali.

I campioni della storia dello speedway provengono soprattutto dal Vicentino. Il nome più famoso è quello di Giuseppe Marzotto, in arte “Charlie Brown”, pilota nato ad Arzignano, cinque volte campione italiano negli anni Settanta con il Motoclub La Favorita di Sarego, diventato successivamente costruttore di motori per la specialità con il marchio MG. A lui si deve anche il lancio di un altro grande, Armando Castagna, oggi coordinatore nazionale dello speedway per la Federazione. Anche lui arzignanese, debutta nel 1982 e comincia subito ad aggiudicarsi titoli nazionali. Si trasferisce in Gran Bretagna, dove si afferma come uno dei piloti più popolari e vincenti anche a livello mondiale. Tutti e due hanno trasmesso la passione ai figli. Emanuele Marzotto è oggi impegnato nel flat track, specialità molto simile allo speedway. Paco Castagna è uno dei giovani piloti italiani più promettenti, lanciato verso una carriera internazionale che lui vorrebbe quanto meno all’altezza di quella del padre.

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