BpVi e Vb alla sicula: “tutti innocentissimi siamo”

La giostra dei rimpalli di responsabilità fra ex amministratori pone un interrogativo inquietante…

L’accertamento delle responsabilità dei reati ipotizzati per gli ex vertici di BpVi e Veneto Banca indagati per aggiotaggio e ostacolo alla vigilanza sembra una partita di flipper: la palla salta da un angolo all’altro e non si sa ancora dove finirà. A deciderlo, naturalmente, saranno i tribunali (nel caso dell’ex presidente della banca vicentina, Gianni Zonin, oltre a quello di Vicenza sarà anche, su sua citazione danni contro l’istituto di credito e gli ex dirigenti Sorato e Giustini, anche quello delle Imprese di Venezia). Ma in vista della (lenta) azione risarcitoria decisa dall’azionista unico Atlante e per il diritto all’informazione dei soci azzerati, qualche legittima riflessione è obbligatoria.

Anzitutto, balza agli occhi la differenza netta fra le linee difensive di Zonin (libero) e dell’ex amministratore delegato e direttore generale di Vb, Vincenzo Consoli (arrestato). Dalle tesi contenute nell’atto depositato a Venezia e da quanto è filtrato dai due interrogatori della settimana scorsa, non risulta che per l’ex presidente della Popolare berica lo scambio fidi-azioni (le “operazioni baciate”) siano state regolari. Lui sostiene di non esserne stato messo a conoscenza, assieme all’ex cda. Colpevoli sarebbero l’ex dg (e negli ultimi mesi consigliere delegato) Samuele Sorato, e il suo vice Emanuele Giustini. Per Consoli, invece, quel tipo di finanziamento non figurerebbe come aggiotaggio, perchè in realtà non sarebbe vietato dal regime mutualistico delle popolari e, nelle ispezioni varie, non era stato sanzionato dalla vigilanza (di qui, la chiamata a correo di Banca d’Italia; e da notare, fra parentesi, che questa è l’argomentazione sposata anche da Atlante). In sostanza, l’uno non contesta l’illecito, ma contesta di esserne responsabile; l’altro non mette in dubbio il proprio ruolo decisionale, ma nega che le decisioni costituiscano reato. Nel giugno del 2016, il tribunale di Venezia ha emesso un’ordinanza di risarcimento per un socio vittima delle “baciate”. Sciogliere il nodo della liceità o meno della pratica servita a ricapitalizzare le due banche negli ultimi anni sarà, ovviamente, al centro dei futuri processi.

L’altro punto è rappresentato dal rimpallo, o dalla suddivisione, delle responsabilità. Sorato, nella sua memoria del novembre scorso, sostiene che le comunicazioni dell’istituto venivano proposte dagli uffici competenti e deliberate dal cda, secondo funzioni, che, fatta eccezione per quella legale, non erano alle dipendenze della direzione generale. In pratica, a prepararle operativamente erano gradi inferiori e a prenderle in carico sul piano decisionale era il board (di cui ha fatto parte solo nei suoi ultimi quattro mesi, dal febbraio al maggio 2015). A Montebelluna, invece, l’ex presidente Flavio Trinca sostiene che il cda che presiedeva non aveva poteri operativi. Veneto Banca, infatti, aveva un amministratore delegato, Consoli, o meglio lo ebbe fino al 2014, quando questi venne retrocesso a direttore generale. La Popolare di Vicenza, invece, fino al febbraio 2015 quando Sorato diventò consigliere delegato, un ad non lo ha avuto mai: era guidata dal cda e da un comitato esecutivo, mentre negli anni vide cambiare il direttore generale varie volte.

Quanto all’ostacolo alla vigilanza, secondo Consoli la Banca d’Italia non può chiamarsi fuori, e anzi la sua tesi è c’entri molto il suo no alla fusione con la BpVi di Zonin, caldeggiata da Palazzo Koch. Zonin, da parte sua, per quanto riguarda i livelli superiori, nel novero dei responsabili mette la regolamentazione europea (Bce) che, fra una Basilea e l’altra, hanno dato una stretta enorme agli standard di solidità patrimoniale nel mondo del credito. Bankitalia, naturalmente, ritiene di aver fatto tutto quel che era in suo potere e in suo dovere.

A questo punto, il socio a cui sono rimasti in mano 10 miserabili centesimi per azione dalla gestione delle due ex popolari, magari ancora indeciso se varcare la soglia della propria filiale per accettare il rimborso “scurdammoce ‘o passato” da 9 euro (BpVi) o del 15% (Vb), a questo socio la cui fiducia è a zero come il suo capitale, gli potrà venire un insano dubbio: ma non è che, se la responsabilità non è di Zonin nè di Consoli nè degli altri ex componenti dei due cda (e dei collegi sindacali e dei revisori di conti, che ne diciamo?), se non è degli ex manager, se non è di Bankitalia nè della Consob, se non è di nessuno di coloro che amministravano e controllavano la “sua” banca, non che per caso alla fine, mangiandosi le mani per averle unite in applausi plebiscitari nelle assemblee bulgare, risulterà che il colpevole è lui? Se tutti innocentissimi sono – detto con cadenza siciliana – l’innocente o semi-innocente raggirato e scavalcato rischia di finire come finisce il fesso: cornuto, e mazziato.

Ps: sembra che pure sulla richiesta di autosospensione dall’Accademia Olimpica di Vicenza i due gemelli-rivali, Zonin e Consoli, abbiano risposto diversamente, il primo recalcitrando, il secondo in modo più accondiscendente. Opposti in tutto, fino alla fine.

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