Brexit, in arrivo conto salato per l’Italia

Inutile farsi illusioni, con la Brexit il «momento è grave ed eccezionale, occorre dire la verità ai cittadini. Ci saranno dei cambiamenti» anche sul piano finanziario. Il capo negoziatore della Commissione Ue Michel Barnier conferma le preoccupazioni delle regioni europee per le ripercussioni che il divorzio dalla Gran Bretagna potrebbe avere sulla politica di coesione, e cioè su quel pacchetto di fondi strutturali (351,8 miliardi di euro in totale su sette anni; 31,6 per l’Italia) che in molti territori dell’Unione è l’unico rubinetto per coltivare gli investimenti pubblici.

L’assenza di un accordo con Londra «avrebbe – per tutti – conseguenze più gravi ancora» avverte Barnier, per questo si lavorerà per un’intesa con Londra inchiodandola al rispetto degli impegni sul budget comunitario per il periodo 2014-2020, e quindi anche sui fondi europei. Difficile fare previsioni. Ma comunque vada, facendo alcuni calcoli in base agli scenari elaborati dall’Istituto Jacques Delors – ritenuti «altamente verosimili» da varie fonti europee – sono prevedibili penalizzazioni miliardarie per tutti, Italia compresa.

Nel peggiore degli scenari, quello in cui la separazione tra Ue e Londra si consumasse senza accordo, la conseguenza sull’intero budget europeo è stimata tra il 10-15% l’anno, con un impatto equivalente a cascata, quindi buchi analoghi sui budget di tutte le politiche comunitarie per il 2019-2020. In termini concreti per l’Italia si tradurrebbe in qualcosa come tra i 3,2 ed i 4 miliardi in meno l’anno. Ma l’impatto potrebbe essere anche maggiore, visto che le dinamiche di spesa dei fondi si concentrano sugli ultimi anni di programmazione. E anche nel caso in cui i Paesi contributori netti fossero chiamati a coprire il buco, l’Italia resterebbe penalizzata.

«Le conseguenze della Brexit non avranno solo effetti astratti su alcuni trattati o su migliaia di pagine di testi legislativi. Colpirà la vita dei cittadini europei, sia in Gran Bretagna che negli altri 27 Stati membri», mette in guardia il presidente del Comitato europeo delle Regioni (CdR) Markku Markkula parlando durante la plenaria. Anche secondo il presidente del consiglio regionale della Lombardia Raffaele Cattaneo «il rischio che le politiche di coesione vengano colpite è tutt’altro che astratto». E la questione per il governatore del Veneto è «più motivo di arrabbiatura che di paura, visto che l’Italia versa più di quello che riceve indietro».

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