Vicenza 2018, centrodestra non candidi La Qualunque

Si consultino i cittadini con le “sindacarie”, anzichè inseguire l’illusione di un Brugnaro locale

Condividi
Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on LinkedInEmail to someone

Negli ultimi dieci anni il candidato sindaco del centrodestra è stato individuato con metodi che possiamo definire almeno discutibili. La scelta era frutto di un accordo tra i partiti che avevano oramai perso il contatto con la realtà mentre l’opinione degli elettori e dei simpatizzanti non contava. E, da dieci anni, il centrodestra vicentino perde, malgrado Vicenza non sia propriamente una città di sinistra. Le prossime elezioni sono oramai alle porte, si vota tra un anno. Forse è utile capire qual è il profilo del candidato sbagliato, ancor prima di avventurarsi sulla scelta “giusta”.

Il candidato sbagliato è quello scelto da pochi, chiusi in una stanza ermetica rispetto al sentimento dell’opinione pubblica. E’ colui che la politica modaiola vorrebbe fosse un “civico”, un imprenditore che abbia voglia di abbandonare l’imprenditoria e la sua azienda per dedicarsi alla vita pubblica. Una sorta di pilotata rinuncia della politica ad occuparsi della amministrazione pubblica per delegarla a chi non ha mai mostrato questa particolare ma nobile attitudine. Il candidato sbagliato è un’operazione di anonimato politico per apparire (non essere) più vicini al “vuoto assoluto” che rappresenta la parola “società civile”: lo “spin doctor” di Cetto La Qualunque troverebbe terreno fertile.

Il candidato sbagliato è colui che si candida, non per affrontare i problemi della città, ma per risolvere i problemi dei partiti. Il candidato sbagliato ama a tal punto la sua città che non si è mai chiesto (fino ad ora) in quale modo poter essere utile alla sua comunità, né si è mai proposto per risolverne i problemi, fino a quando qualcuno (i partiti) chiedono di “scendere in campo”. Il candidato sbagliato è oramai un “luogo comune” ricco di stereotipi ma privo di un progetto, che la politica cerca disperatamente per mimetizzarsi e contrastare falsamente l’onda della disaffezione alla partecipazione e al voto.

Ma se qualcuno pensa ad inventare a tavolino un “Brugnaro de’ noaltri”, si può comodamente dire che di Brugnaro ce n’è uno! E tutti gli altri dove sono? Non ci sono! Quindi, inutile affannarsi in operazioni di maquillage di nessun sapore e nessun colore. L’unica via percorribile per non impantanarsi nuovamente è molto semplice: chi ha idee per la città si deve fare avanti. Il centrodestra vicentino che ha toccato il fondo per risalire è necessario utilizzi il contributo di tutti, nessuno escluso. Ed in assenza di un leader riconosciuto e indiscusso perché non legittimare il popolo vicentino ad esprimere la sua passione con la facoltà di una scelta?

Lo strumento migliore potrebbe essere quello più semplice: “#sindacarie“. Un metodo che può non piacere a tutti, ma garantisce trasparenza e coinvolge tutti, partiti, movimenti e gruppi di amici che appartengono al mosaico del centrodestra. Certo, le regole sono importanti per evitare che uno strumento di democrazia possa trasformarsi, come già accaduto in altre città, in una commedia cinese o in un abuso della buona volontà dei cittadini. Ma si tratta solo di scrivere regole severe, semplici, chiare e di buon senso.

Occorre farlo perché se non si abbattono presto e subito quei muri di quelle stanze che hanno fatto perdere il centrodestra negli ultimi dieci anni, si consegnerà un’altra volta la città a chi la sta gestendo attualmente. Bisogna mandare al diavolo tutti i tatticismi e personalismi che hanno già prodotto troppi danni, relegando alla marginalità e alla ininfluenza amministrativa il centrodestra vicentino. Si indichi una data per dare avvio ad una grande partecipazione popolare e i vicentini ci sorprenderanno.

Tags: , , ,

Leggi anche questo