“L’inferno di Ponte di Nanto”, libro su Stacchio e Zancan

E’ stato presentato in data odierna, a Palazzo Ferro Fini, il libro di Paolo CitranL’Inferno di Ponte di Nanto” che, come spiega il Presidente del Consiglio regionale del Veneto Roberto Ciambetti, «racconta sì il dramma di Graziano Stacchio e Robertino Zancan, ma in realtà entra nell’attualità quotidiana in quanto parla di tutti i cittadini, perché la vicenda al centro dell’opera potrebbe riguardare ciascuno di noi, dato che ci troviamo di fronte ad un Sistema giudiziario inadeguato, che è indifferente all’aspetto umano delle persone».

«In Veneto – sottolinea il Presidente del Consiglio regionale – si stanno ormai diffondendo crimini sempre più odiosi ed insopportabili, in una realtà sociale già fortemente provata dalla crisi. I cittadini provano un senso di smarrimento di fronte ad uno Stato che sembra tutelare gli aggressori piuttosto che gli aggrediti, che fa la voce grossa con i contribuenti ma appare debole con i delinquenti, senza peraltro saper garantire i diritti essenziali di ciascun individuo, in primis quello alla sicurezza sociale».

Il vicepresidente del Consiglio regionale, Massimo Giorgetti, spiega: «come Regione, ci siamo dotati di una normativa che dà supporto alle vittime di reato nella ristorazione delle spese legali affrontate, e questo è già un aspetto importante». L’autore del libro, Paolo Citran, Ispettore di Polizia, precisa come «il fatto narrato nel volume apparentemente sembri simile a tanti altri episodi di cronaca nera, ma in realtà si differenzi da tutti gli altri per quanto accaduto dopo, ovvero la forte partecipazione popolare che ne è scaturita, con tantissime persone che si sono schierate al fianco delle due vittime».

Graziano Stacchio, uno dei due protagonisti del libro, suo malgrado confessa «di rivivere sempre con immutato dolore ed angoscia la vicenda che lo ha coinvolto, travolto da un fatto criminoso che non riesci ad accettare, quando di cade il mondo addosso e ti senti morire dentro. Non era certo mia intenzione uccidere volevo solo difendere i miei cari. A tutti noi dovrebbe essere garantito il sacrosanto diritto all’autodifesa». Il Sindaco di Nanto Ulisse Borotto conclude: «per fortuna ora, in ordine alla tutela della legittima difesa, le cose stanno cambiando, in quanto la Magistratura avverte le sofferenze di una collettività ormai provata da una lunga teoria di episodi delinquenziali».

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