Pennacchi sindaco di Padova: «con me un nuovo Medioevo»

Intervista esclusiva al “teatrista” (attore, autore e produttore) della compagnia Boxer che si candida contro Bitonci&C. Per scherzo. O forse no

Andrea Pennacchi chi? Ma il candidato sindaco di Padova, dai! Avete presente, no? Il padovano purosangue, attore «teatrista» («dai primi ’90 al Centro Universitario Teatrale, per poi cavalcare dal Festival del Prosciutto d’Oca al Teatro Verdi»), autore (“Eroi”, sull’Iliade, e “Trincee”, sulla Prima Guerra Mondiale), con la sua «pugnace» compagnia, il Teatro Boxer, produce spettacoli contemporanei fra i quali si compiace di ricordare l’ultimo, in inglese, “Midsummer night’s dream”, per la regia di Lorenzo Marangoni.
Pennacchi un bel giorno, o un brutto giorno fate voi, decide di correre per la poltrona di sindaco della sua città, Padova. Ne dà annuncio sui social qualche settimana fa. La candidatura, al momento, resta sui social. Uno scherzo? Giudicate dalle risposte.

Perchè ha deciso di candidarsi, messer Pennacchi?
Ho deciso, dopo lungo tormento, perchè Padova è la città che amo, e il balletto delle candidature rischiava di farla sprofondare nel caos.

Quando parla di “cinghiali” e “ordine suine” a cosa si riferisce? Sono i suoi fan, o l’elettorato di riferimento?
Mi permetto di correggerla, anche se lei è l’unico rappresentante dei media a dare il giusto peso alla mia candidatura: io parlo di orde suine in riferimento ai numeri dei miei bambini, come chiamo affettuosamente i miei cinghiali che abitano in schiere senza numero i Colli. Non potendo votare, saranno almeno la mia massa critica, la forza d’urto, ma – per estensione – fanno parte delle orde suine tutti i miei elettori.

Di cosa avrebbe bisogno Padova, e di cosa proprio no?
Padova ha bisogno di cultura e di coltura, e di rewilding: il cittadino si è fatto molle, viziato dalle delizie del benessere e della tecnologia, a questo rimedierò allargando il parco Colli fino alla città, e popolando varie zone della città con animali infestanti e pericolosi, così, per tenere in tirella il popolo. Altro che orti urbani: io farò campi e boschi cittadini. Altro che palestre di Crossfit: la zappa e l’ascia. Riporterò la città al suo arcaico splendore. E per arrivare a farlo userò i social, con frasi fatte, standard, promesse irrealizzabili, favori alla luce del sole (avrò la giunta più numerosa del mondo, e più aziende partecipate di acari su di un materasso). E sa perché glielo dico? Perché tanto, tra due giorn,i vi siete dimenticati tutto. Di nuovo.

Ha già in mente, quindi, la sua futura giunta.
Come dicevo, a causa della sua natura clientelare, la mia sarà la giunta più numerosa della storia, mi segua sui social e la vedrà.

Pennacchi è di sinistra, di destra, di centro o di altro?
La domanda è mal posta: a destra di chi? a sinistra di chi? Io sono il grande centro, la Grande Madre che tutto assorbe e tutto ingolfa tra i suoi seni enormi. Io sono arcaico, come ebbi a dire, ma non disdegno la tecnologia: un vichingo può ben apprezzare la comodità di una nave spaziale.

Ha fondato un movimento, e ha un simbolo?
Ovviamente sì, ho fatto un sondaggio in rete e il simbolo più adatto alla campagna #pennacchisindaco è risultato essere un cinghiale alato, attualmente in preparazione presso l’atelier di un noto disegnatore, che verrà poer questo nominato assessore. Il movimento ancora non ha un nome, vuole contribuire?

Che ne pensa dei suoi avversari? Bitonci, Giordani, Lorenzoni e Borile (M5S).
Sono tutte persone degne, per carità, ma manca loro una visione, sono leader di movimenti frammentati, litigiosi, minati alle fondamenta; il loro piccolo cabotaggio, e il loro essere divisi, come nella favola dei tre bufali e del leone mi permetterà di dilagare con le mie orde suine. Non mi soffermerò, come si fa in campagna elettorale, sui loro limiti, io evidenzierò la mia forza.

Lei parla di corvèe feudale al posto dei voucher. Sogna un Medioevo sostenibile?
Il Medioevo è già un po’ troppo debosciato, come epoca di riferimento, ma lo faremo bastare. La gente è stanca di tutto questo litigare pro o contro voucher, questioni di lana caprina: diritto alla maternità, asili, ferie pagate, sono visti come privilegi, e come tali ingiusti, le categorie che li hanno sono sospette, corrotte. Ma gli scontenti possono contare ancora su qualcuno: su di me. La corvèe, a favore mio e della città, è un inizio.

Per lei l’università andrebbe abolita. Per sostituirla con cosa?
Ma come, con cosa? Con la sana vecchia agogé spartana: a cosa servono lauree, master, dottorati, quando puoi imparare un mestiere, a maneggiare le armi e a sopravvivere in condizioni critiche prima dei 18 anni? Basta bamboccioni sovrappeso, benvenuti produttivi figli della cinta urbana. I libri verranno stivati in appositi contenitori e lì tenuti fino a disgregazione.

Se le dico “nuovo ospedale” a Padova, lei cosa mi dice?
Abbiamo davvero bisogno di un nuovo ospedale? Per farci ancora più dipendenti da farmaci e medici? Io dico di no, sarà la selezione naturale a fare più forte la città, più forte e più intelligente. Su quello spazio sorgerà una mia statua, il Colosso di Padova, che tutta la pianura ci tema.

Mi rivela in anteprima i tre punti fondamentali del suo programma?
1) Se vinciamo, prendiamo tutto (Gomorra style)
2) Rewilding selvaggio (cinghiali, soprattutto, ma non solo)
3) Militarizzazione soft della città (grandi adunate al Campo di Marte, ma anche grigliate)

Si rende conto che questa sua candidatura rischia di far sembrare serie le altre?
Come ha fatto quella di Trump, vuole dire?

Per cosa vorrebbe essere ricordato?
Per aver vinto la gara di bevuta di birra stout a Dublino, nel 1994, e per il mio ruolo di futuro sindaco di Padova.

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