«Vicenza 2018, “sindacarie” centrodestra? Roba da Fantozzi»

L’intervento di Luca Milani: «si raccoglie ciò che si è seminato, cioè nulla. Ma il metodo delle primarie non è la soluzione»

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Ci sarà pure una ragione se «sul versante di centrodestra è peggio che andar di notte», come scriveva qualche settimana fa Alessio Mannino su questa pagine. E ci sarà anche una ragione se «da dieci anni il centrodestra vicentino perde, malgrado Vicenza non sia propriamente una città di sinistra» come osserva Veronica Rigoni dallo Speaker’s Corner di ieri. Le ragioni ci sono, ovviamente, ma a nessuno dei superstiti dell’ultima stagione vincente del centrodestra piace ricordare quali sono: meglio guardare altrove e inventarsi qualche escamotage per lasciarsi elegantemente alle spalle gli errori commessi e le responsabilità (personali e politiche) che hanno condotto all’attuale situazione di inconsistenza politica di ciò che rimane della destra moderata in città.

Alla faccia della capacità di ammettere di aver sbagliato, che è il modo migliore per non ripetere lo stesso sbaglio, e di riconoscere la responsabilità di un errore, che è il modo più efficace per favorire la meritocrazia, idea che a destra rimane tuttora più proclamata che praticata. Se a Vicenza il centrodestra (o ciò che ne rimane) perde da dieci anni e a dodici mesi dalle prossime elezioni non ha un candidato sindaco credibile – anzi, non ne ha uno tout court – oggi non è colpa di nessuno, tanto meno di chi ai bei tempi, quelli in cui si vinceva facile, ricopriva ruoli di responsabilità politica che avrebbero imposto di pensare e di agire come una classe dirigente, anziché come il ras del quartiere. Atteggiamento che persiste tuttora in qualche superstite, convinto di potersi (ancora) mettere a disposizione a patto di non risultare divisivo, pur avendo praticato per anni l’antica arte del divide et impera, con esiti per altro piuttosto modesti.

Una classe dirigente incapace di creare le condizioni per il proprio ricambio è destinata al declino e ad una progressiva estinzione. Uscite di scena le prime file, rimane il vuoto, ma poiché in politica non esistono spazi vuoti (o meglio, se ci sono vengono subito occupati), ecco affacciarsi sulla scena persone di buona volontà, nella migliore delle ipotesi, ma il più delle volte inadeguate a svolgere il ruolo e le funzioni di una classe dirigente politica, cose che una volta – non a caso – si insegnavano nelle scuole di formazione dei partiti di massa.

Quando governava in città, il centrodestra non ha investito risorse adeguate e sufficienti a garantire il proprio ricambio, quindi non solo è evidente la ragione per cui perde da dieci anni, ma ci vuole anche poco a capire il motivo dell’assenza di un candidato sindaco per il 2018. Paradossalmente, gli unici a non capirlo sembrano essere quelli che a suo tempo non hanno investito abbastanza per garantire un futuro politico al centrodestra in città, forse perché erano troppo impegnati a (cercare di) garantire il proprio…

Sotto questo profilo il centrodestra raccoglie ciò che ha seminato, cioè nulla. E a poco valgono i diversivi del marketing politico da cui nascono le cosiddette “sindacarie”, che oltre ad essere un prodotto d’importazione (della sinistra, dove le primarie hanno anche un senso), ricordano tanto la corazzata Kotiomkin di fantozziana memoria. Siamo onesti: a destra le primarie non sono mai piaciute proprio perché ritenute il contrario della meritocrazia, che si basa sulla capacità di valutare i meriti di un candidato come criterio di selezione, il che difficilmente può realizzarsi in una kermesse in cui tutti quelli che hanno un’idea buona per la città si candidano a governarla, considerato che per farlo non basta avere un’idea, ma una visione capace di tradursi prima in progetto e poi in programma di governo. E da questo punto di vista temo che al centrodestra vicentino non manchi solo un candidato sindaco…

Luca Milani

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