«110 miliardi sottratti al fisco, ma non siamo popolo evasori»

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L‘evasione fiscale e contributiva in Italia si aggira in media sui 110 miliardi di euro l’anno. Lo ha indicato oggi Enrico Giovannini, presidente della Commissione per la redazione della “Relazione annuale sull’economia non osservata e sull’evasione fiscale e contributiva”, in audizione alla Commissione Bicamerale, illustrando i dati del triennio 2012-2014. Nel 2014 il tax gap, la differenza tra le imposte che si dovrebbero pagare e quelle effettivamente pagate si è allargato a 111,6 miliardi di euro da 108 miliardi del 2012. Per la Cgia di Mestre, tuttavia, i dati non autorizzano a sostenere che l’Italia è un popolo di evasori fiscali.

«Assolutamente no – osserva il coordinatore della Cgia Paolo Zabeo – anche perché i 110 miliardi di evasione fiscale e contributiva denunciati sono pressoché stabili da almeno 10 anni, mentre nello stesso periodo l’Amministrazione finanziaria ha visto aumentare notevolmente il numero di strumenti a disposizione per contrastare chi evade il fisco. Ci sono ancora moltissime persone completamente sconosciute al fisco – spiega Zabeo – che continuano a nascondere quote importanti di valore aggiunto. Non dimentichiamo, poi, il mancato gettito imputabile alle manovre elusive delle grandi imprese, delle multinazionali del web e alla fuga di alcuni grandi istituti bancari e assicurativi che hanno spostato le sedi fiscali nei Paesi con una marcata fiscalità di vantaggio per pagare meno tasse».

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  • don Franco di Padova

    Queste cifre (110 miliardi di €, pari circa 213 mila miliardi delle vecchie Lire), sembrano molto più un’uscita propagandistica, per dire che, povero Governo, è tutta colpa dell’evasione, piuttosto che un dato reale.
    Quattromilioni duecentocinquantanovemila Lire quale quota individuale di evasione (su base 50 milioni di abitanti) mi sembrano decisamente troppo.
    In ogni caso, l’evasione è inevitabile fino a quando la pressione fiscale, più addizionali, più prezzi amministrati, più bolli, più accise e più IVA, è semplicemente truffaldina perché, chi non può evadere lavora di gran lunga per la collettività e solo marginalmente per la propria famiglia.
    Il Fisco troverebbe alleati i cittadini permettendo una generalizzata detraibilità di tutte le spese, anche se con diverse percentuali.
    Tale sistema però è detestato da ladri del pubblico che, fingendo di non vedere l’evasione, costituiscono patrimoni immensi.
    Allo Stato resta così il compito persecutorio di sanzionare la mancata emissione di uno scontrino, di sanzionare il pasticcere che mangia una sua pastina (sanzione doppia: per non aver emesso lo scontrino e, come cliente di se stesso, per non averlo richiesto) e altre simili numerose e persecutorie stupidaggini.
    In compenso, lo Stato è impotente di fronte alle Grandi Truffe Nazionali, disarmato nei confronti dei redditi reali dei Politici, rinunciatario di fronte all’immenso mercato del cosiddetto no Profit, assente nei confronti dei patrimoni e delle rendite ecclesiastiche.
    Alla fine, pagano veramente solo gli sfigati che non possono evadere, oltretutto, con diritti affievoliti (così imparano!).
    Per lo Stato è assolutamente vietato lamentarsi, mentre può, civilmente, vergognarsi.