Interrogatori di Zonin, perchè Cappelleri non c’era?

Fra l’ex presidente BpVi e Consoli le differenze sono anche di stile. Quanto al ruolo di Sorato, difficile credere che facesse tutto all’insaputa del cda

Vorrei aggiungere qualche considerazione all’articolo del direttore sulle inchieste riguardanti la Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca. Gianni Zonin e Vincenzo Consoli, nei loro rapporti personali e d’ufficio, non si sono mai presi. Credo che Consoli avesse le sue ragioni: Zonin puntava a Montebelluna. Compreso, evidentemente, l’azzeramento di tutte le cariche apicali: nessun prigioniero, insomma. L’avrebbe poi digerita lentamente come fa un pitone con la preda. Tutti gli indizi danno la Banca d’Italia a sostegno dell’operazione.

Tra i due, a posteriori, emerge anche una notevole differenza di personalità e stile. Consoli affronta i suoi problemi a viso aperto e li affronta come può. Il vignaiolo di Gambellara, invece, dichiara verbalmente e per tabulas che lui non era al corrente di quanto avveniva ai piani alti del suo istituto. Il reprobo che non metteva lui e il CdA al corrente delle cose, era il direttore generale (e solo per qualche mese finale) Sorato.

Ora, Sorato era stato allevato accuratamente fino a consegnargli la direzione generale della banca. Penso sia molto difficile non credere alle ragioni di quest’ultimo quando afferma che Zonin sapesse tutto. Mi auguro, comunque, che la magistratura sappia togliere quel velo di ipocrisia impudente che incombe sull’affaire popolare e restituisca alla banca quello che è della banca e ai responsabili quello che è loro.

L’ex presidente Zonin è stato interrogato per due volte chez Guardia di Finanza. L’operazione è stata gestita dai due pm Pipeschi e Salvadori. Del dott. Cappelleri nessuna notizia pervenuta. Mi domando come colui che è formalmente il dominus dell’inchiesta, non abbia partecipato, nemmeno come silente presenza, agli interrogatori. Come si sa non sono solo le risposte a fare testo, ci sono anche le eventuali reticenze, le mancate risposte alle contestazioni, le pause, le incertezze e quelle sensazioni che la dicono lunga. Se il procuratore capo non era presente, al di là delle puntuali relazioni dei due sostituti, come farà ad avere un’opinione diretta sugli incontri? E se il referente dei media è stato sempre e solo lui, non sarebbe il caso che lasciasse l’eventuale parola ai veri attori dell’inchiesta che, forse, avrebbero qualcosa da dire di pertinente sulle indagini?

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