«Orafi, artigiani non sono “compro oro”»

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«A nostro avviso devono essere nettamente distinte le attività artigianali – di grande valore artistico quali quelle di orafo/gioielliere e argentiere – che solo in via occasionale e assolutamente marginale comprano oro usato destinandolo alla propria lavorazione e/o trasformazione, dall’attività meramente commerciale come quella dei compro oro». A parlare è la presidente del sistema di categoria Orafi e Argentieri di Confartiginato Padova, Guglielmina Peretto. L’associazione prende posizione contro lo schema di decreto legislativo sull’attività di compro oro che disciplina in maniera organica queste attività e rafforza i controlli per contrastare attività criminali.

Solo a Padova operano 248 imprese artigiane del settore; in testa, per il Veneto, è Vicenza con 489. «Abbiamo proposto una modifica del provvedimento che prevede l’esclusione delle imprese artigiane dall’applicazione della nuova normativa. Ricordo – contina la Peretto – che la filiera dei preziosi è già soggetta a specifici adempimenti. Infatti per tutte le imprese è obbligatorio il Registro di pubblica sicurezza dove viene annotata la provenienza degli oggetti preziosi detenuti a qualsiasi titolo da parte degli operatori del settore orafo. E lo stesso può essere usato per la gestione degli oggetti dati in riparazione da parte di privati».

Confartigianato Padova quindi dice no a nuovi costi ed oneri burocratici per le imprese orafe artigiane, come l’iscrizione nel registro degli operatori compro oro istituito presso OAM (Organismo degli Agenti in attività finanziarie e dei Mediatori creditizi) e di tenuta di un conto corrente dedicato alle transazioni di compravendita di oro che comporterebbero oneri burocratici e un aggravio dei costi.

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