Trevisan e Ancetti, ode al Parco di Variati

Con un opuscolo il GdV dà fiato alle trombe propagandistiche per le elezioni a Vicenza nel 2018. Impreziosito da una mirabile contributo dello scrittore

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Non l’avrei giammai creduto. Ma devo dirlo. Ho il dubbio se rimpiangere o no Giulio Antonacci alla direzione del Giornale di Vicenza. Possibile? Possibilissimo. Perché Giulio aveva i suoi protetti e i suoi protettori, questo era noto a tutti coloro che volevano avvedersene. E li serviva con scrupolosa fedeltà, gli uni e gli altri, soprattutto i secondi. Ma, devo riconoscerlo, con perfida intelligenza, sicché ci si poteva anche illudere, per pigrizia o compiacenza, che della verità e solo della verità fosse al servizio. Con ciò essendo, per altro, efficace assai.

Ricordo, a mo’ di esempio, e per rifarmi ad argomento tornato, ahi noi, di grande e scomoda attualità, il periodo in cui, Gianni Zonin indagato, doveva tenersi l’assemblea della banca e alcuni intrepidi oppositori tentarono un democratico tirannicidio, che avrebbe, forse, evitato ai vicentini, e non solo, futuri grandi dolori.
Giulio apparentemente non si schierò, ma paginate e paginate furono dedicate all’evento e ai suoi annessi e connessi. Ogni altro argomento passò in secondo piano. Alla fine, i suoi ispiratori non apparvero. Erano nell’ombra, non vennero alla luce. Non avendo, apparentemente, giocato, nessuno poté ritenerli sconfitti. Questa si chiama intelligenza, perfida sì, ma intelligenza.

Da più parti mi si fa notare che da qualche mese il maggior quotidiano locale è diventato il bollettino dell’attuale amministrazione comunale. E non trovo argomenti per controbattere questa affermazione. Mi si fa notare che con la perfidia si è dileguata anche l’intelligenza. Io rispondo che, almeno, il giornale non è utilizzato come un’arma impropria ed è quello che mi impedisce, per il momento, quel rimpianto di cui parlavo all’inizio. Mi si risponde, pessimisticamente, che è solo questione di tempo.

È quindi con particolare interesse che ho consultato l’opuscolo regalato ai lettori il 28 marzo dal Giornale di Vicenza, e annunciato in locandina, sul futuro Parco della Pace. E ho pensato: ma guarda, l’amministrazione comunale si fa propaganda usando il giornale per veicolare un suo progetto. Le opposizioni troveranno da ridire, ma ci sta. E invece no. È una genialata tutta e solo del giornale. Potremmo dire: pubblicità a titolo gratuito.

L’introduzione del direttore Luca Ancetti (in foto) è quanto di più aulico si possa immaginare: “Poche volte Vicenza ha avuto il coraggio e le opportunità per pensare in grande … per volare in un contesto metropolitano … uno dei parchi più importanti d’Europa, se la governance risulterà illuminata come il sole che mai dovrà tramontare alle spalle dell’ex Dal Molin”. A dire: quando l’entusiasmo diventa poesia. Un parco su cui non tramonterà mai il sole, come l’Impero di Carlo Quinto.

Dopo un “volo” di questo genere, mi è parso ritornare sulla terra leggere il cosiddetto “racconto” di Vitaliano Trevisan. Il quale, comprensibilmente, si vergogna come un ladro per la marchetta che gli hanno commissionato e per la quale qualcuno, come scrive lui stesso, gli ha dato del “venduto”. Ma, “premesso che pecunia non olet… tante parole tanti soldi, questa è la mia etica, che se non altro ha il pregio di essere semplice e chiara”. Evviva Trevisan, uno che non vola!

Il quale Trevisan le pensa proprio tutte per smarcarsi come può dalla marchetta. Ci parla della centralina che gli faranno sotto casa in quel di Chiampo, lasciando a secco le trote. Ci racconta della sua amica toscana, fervida manifestante No Dal Molin, che ora viaggia in Hummer perché, povera crista, ha sposato “uno di destra”, quindi ricco e sprecone. Disgrazie che capitano. Trevisan si inventa pure che forse sarebbe stato meglio lasciare tutto com’è, altro che Parco della Pace. “In un territorio iper-antropizzato com’è il nostro, ogni terreno abbandonato è un valore… la natura…, se lasciata a se stessa per il tempo necessario, trasformerebbe l’area in un bosco”.
Tutto inutile. Ormai hanno fatto il progetto e bisogna mettersela via. Non rimane che farla, la marchetta, e farsela pagare, un tanto a parola. Solo un consiglio: la prossima volta, si faccia pagare a pagina, così, se usano il corpo 18 da presbiopia grave, spandendo in 26 pagine ciò che ci stava in dieci, la marchetta gliela pagano il doppio.

C’è chi ubbidisce anche agli ordini che non gli vengono dati. E c’è chi non ha bisogno di ordini. Basta una qualche cena di presentazione.

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  • zenocarino

    Parco della Pace: denaro pubblico sprecato male, già speso e tanto ancora da spendere, se il Governo gliene darà ancora.
    Variati passerà alla storia di Vicenza, per i tanti “capricci” , che i SUOI gli hanno permesso, ma in particolare per l’inutilità del Parco, dove -forse- ancora in vita, avrà il suo “mausoleo” .

    • Andrea L.

      Aggiungiamoci anche le bretella Ponte Alto-Maddalene: altre milionate di euro per 5 km di asfalto, senza risolvere alcun problema di viabilità per i cittadini, togliendo ancora terre fertili ad una campagna che sta sempre più scomparendo, e che di fatto è solo un favore fatto a spese nostre per l’esercito statunitense.