Unesco, Vicenza non è ancora fuori pericolo

Nell’ultimo incontro in Comune anche le associazioni hanno potuto prendersi un loro spazio. La giunta di centrosinistra? Assente

Faceva caldo ieri l’altro nella Sala Stucchi di Palazzo Trissino, sede del Comune di Vicenza, dove associazioni, gruppi e comitati di cittadini si sono riuniti per incontrare i tre componenti dell’advisory mission in rappresentanza di World Heritage Center-UNESCO, ICOMOS International e del Ministero dei Beni Culturali. Sempre più caldo, man mano che la riunione prendeva ritmo e intensità al susseguirsi degli interventi programmati: Italia Nostra (sezione di Vicenza), Comitato Antiabusi, Comitato Vicenza Est, Cristiani per la Pace, Unesco for Vicenza (clicca qui per leggere il documento presentato da U4V), Civiltà del Verde, Accademia Olimpica, Comitato San Giovanni, Presidio No Dal Molin.

Negli occhi degli intervenuti, e anche di molti di coloro che li accompagnavano, seduti tra il pubblico, si poteva leggere il peso del tempo dedicato a preparare documenti, relazioni, slide e persino filmati, per meglio spiegare, con linguaggi diversi, ma contenuti convergenti, la complessità del nostro territorio, del nostro paesaggio e di memoria collettiva ancora leggibile: brandelli di una grande bellezza, miracolosamente sopravvissuti a un accanimento senza precedenti, anti-storico e soprattutto masochistico, eppure ancora largamente praticato. Un pianificare (si legga: amministrare) cieco che non esita a consumare campagna, ad ammorbare le acque, a dilatare e slabbrare margini, a impoverire i quartieri, a creare cesure fisiche e sociali.

La consapevolezza di ciò che noi tutti rischiamo era ben presente nelle parole accorate degli intervenuti e, anche a costo di andare un po’ fuori tema rispetto lo stretto discorso Unesco, lo si è voluto ribadire per testimoniare, a nome di chi non poteva essere presente, le difficoltà che quotidianamente si vivono. Noi c’eravamo e possiamo dirlo: il futuro del sito di Vicenza e le Ville del Palladio nel Veneto, il suo essere potenzialmente a rischio, dunque iscrivibile nella Lista del Patrimonio in pericolo (anticamera dell’esclusione dalla Lista del Patrimonio mondiale dell’Umanità) con l’incontro di mercoledì 29 marzo ha segnato un capitolo importante.

Una tappa decisiva di un percorso che, visto con gli occhi di chi si è adoperato per richiamare l’attenzione delle istituzioni nazionali e internazionali, si prevede sarà ancora lungo. Non siamo fuori pericolo, anzi. E per certi versi è persino un bene viste la superficialità e l’indifferenza, la dichiarata ignoranza con le quali il nostro Comune, responsabile dell’intero sito, per anni ha eluso gli impegni presi con l’Unesco mettendo a rischio il valore universale del bene tutelato. Sono scelte che hanno lasciato il segno, non si cancellano e dunque non si dimenticano.

Gli interventi hanno ripercorso genesi e sviluppo dei mostri che attanagliano la città (la base americana e il complesso di Borgo Berga); delle infrastrutture che la potranno attraversare come cesoie (Alta Velocità/Capacità ferroviaria; tangenziale), con il loro corredo di opere aggiunte, impattanti tanto quanto le principali; dei progetti di occupazione continua di suolo, di privatizzazione di spazi pubblici rispondenti a logiche commerciali di dubbia efficacia e di assoluta indifferenza nei confronti della fragilità dei luoghi, così come delle effettive richieste espresse dalla città e dalle molte persone che la abitano.

Molta preoccupazione negli occhi e nelle parole degli intervenuti per ciò che può riservare il futuro, non solo in chiave Unesco. Eppure, sembrerà strano, tra noi si respirava aria di sollievo per aver fatto fino in fondo la nostra parte. Era come se i ruoli si fossero capovolti e i cittadini presenti si fossero presi finalmente uno spazio, istituzionalmente importante, all’interno del quale dimostrare la profondità delle loro riflessioni, la capacità di immaginare scenari diversi, di essere propositivi. Responsabilmente preparati e all’altezza dell’importante compito che l’Unesco ha affidato alla nostra città.

Tra il pubblico: qualche rappresentante delle istituzioni culturali cittadine e consigliere comunale, del tipo di quelli che si incontrano nelle commissioni tecnico-politiche ma, diversamente da quelle circostanze, con l’aria di chi è costretto ad ascoltare in silenzio, una volta tanto. Si capisce che a ruoli invertiti l’arroganza del potere è costretta a dissimularsi. Assenti tutti i rappresentanti della giunta comunale. Nessuno a fare gli onori di casa, a portare, in un contesto dal valore simbolico così alto, uno straccio di saluto ai presenti. Nemmeno un gesto di buona educazione, fosse anche solo per dovere di immagine. La frattura, si capisce, è nella sostanza ma anche nella forma. Difficile porvi rimedio.

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