«Sile un tempo oasi di vita, oggi canale malato»

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Un “sacco” simile a quello della Piave negli anni settanta: questo, secondo Legambiente, ciò che sta subendo oggi il Sile. Secondo quanto scriveva Andrea De Polo sul sito de La Tribuna il 30 marzo scorso, l’associazione ambientalista spinge per la creazione di un tavolo con Regione, Genio Civile e consorzi di irrigazione.

«Non si può decretare la morte dei corsi d’acqua sorgiva, come il Negrisia o il Limbraga, che alimenta il Sile, senza pagarne le conseguenze», spiega il presidente di Legambiente Piavenire Fausto Pozzobon. E Corrado Forlani, dell’associazione Lanciatori Bassa Trevigiana della Fipsas, lancia l’allarme: «per la nostra fauna ittica non c’è speranza, scomparirà completamente».

Il luccio, la trota marmorata e la carpa non si riprodurranno: nel Sile è scomparsa la vegetazione dove si riparavano ed ora nell’acqua (quando c’è, siccità permettendo) non c’è più ossigeno. «Il Sile – conclude Forlani – fiume tra i più belli al mondo, solo trent’anni fa un’oasi di vita dalle acque color smeraldo, oggi è un canalone di bonifica senza vita dalle acque opache e dalle sponde degradate».

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