Verona, per ballottaggio la sfida di Salemi è col M5S

Dalle primarie Pd esce una candidata dell’apparato renziano, meno competitiva verso il centrodestra di Sboarina. D’Arienzo e Bonfante i veri sconfitti

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Il Partito Democratico a Verona ha voluto complicarsi la vita, eleggendo alle primarie la consigliere regionale Orietta Salemi. Più di 50 anni ma portati come ne avesse di meno, insegnante di latino e greco, renziana ben inserita nell’apparato locale (che è tutto renziano), la sua netta vittoria è dovuta proprio a quest’ultimo, che ha fatto blocco su di lei lasciando a bocca asciutta il grande favorito, Gustavo Franchetto, e deludendo gli ultrarenziani doc dell’outsider Damiano Fermo. Una logica più congressuale o precongressuale, che non elettorale: mentre Franchetto (ex direttore di TeleArena, ex Dc, ex Margherita, ex Italia dei Valori) ha quel profilo centrista, moderato e con le giuste entrature nei poteri forti che potevano renderlo competitivo con il centrodestra, non è esattamente così per la Salemi, che per quanto votata al verbo di Matteo Renzi richiama su di sè la diffidenza del veronese medio per il partito erede del Pci e della sinistra Dc. Una candidatura, insomma, decisamente più in salita, quella della Salemi.

I veri perdenti, per ora, sono gli sponsor di Franchetto, il deputato Vincenzo D’Arienzo e l’ex consigliere regionale Franco Bonfante. Il loro ragionamento, tarato più sulla battaglia per il ballottaggio a giugno che non per la conta interna di queste primarie, non ha fatto breccia nel partito. Sembra che bisognasse dare più un segnale a Roma, o meglio a Pontassieve, che non ai veronesi. E sì che sono tutti renziani, ormai, nel Pd scaligero, specie dopo l’uscita dell’ex capogruppo in consiglio comunale Michele Bertucco, che qualche voto lo rosicchierà con il raggruppamento che si sta formando a sinistra. Un maligno potrebbe addirittura sospettare che i Democratici non ci credano, veramente, alla possibilità di farcela.

A sinistra delimitati da Bertucco&C, al centro con qualche chances in meno di contendere consensi a Sboarina, a destra assediati dal M5S schierato attorno a Alessandro Gennari, verso cui si dirotterà qualche voto preso da Fermo. La vera sfida per strappare uno dei due posti per il secondo turno, per il Pd, sarà soprattutto con i pentastellati, e non, a quanto pare, con quel che resta dei tosiani. Le raccogliticce truppe del sindaco Flavio Tosi, a differenza di quanto si poteva ipotizzare fino a qualche giorno fa, sembra proprio che non possono più sperare nel terzo mandato per il loro leader. E così, con una lista Tosi senza candidato sindaco Tosi, e un’altra civica dello scontento e ribelle forzista Alberto Giorgetti (la chiamerà “Forza Verona”?), mentre gli ex tosiani di Verona Domani (Casali) e Popolo della Famiglia (Grigolini) virano verso il centrodestra di Lega e Forza Italia, la pugna sarà in realtà a tre: Sboarina, Gennari e Salemi. O meglio fra questi ultimi due, visto che è pressocchè sicuro che Sboarina al ballottaggio ci andrà.

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  • sator

    Sicuro il ballottaggio Sboarina Gennari, la Salemi é più repellente di una cimice cinese.