Treviso 2018, la Lega ci pensa: giudice Mascolo candidato sindaco

La lista dei papabili per le comunali è lunga ed è composta quasi tutta da leghisti. Ma a Zaia (e Salvini) piacerebbe molto la toga “ribelle”

E’ già strasuperato il sondaggio che il segretario leghista di Treviso, Dimitri Coin, aveva commissionato il mese scorso a Swg per misurare il gradimento su una serie di eventuali candidati sindaco per il 2018. Luca Zaia in persona, il governatorissimo, contrariamente alle sue abitudini, si sta impegnando a fondo per preparare la riconquista dello storico fortino del Carroccio, caduto nelle mani del Pd nel 2013. Riprendersi Treviso è una questione d’onore e prestigio, per la Lega. E diventa a maggior ragione essenziale, nell’equilibrio del centrodestra in Veneto, dopo che a Verona si è rinunciato al proprio uomo (Tosato) in favore di un ex forzista (Sboarina).

In quel test i nomi leghisti erano quelli di Mauro Michielon (una vita in consiglio comunale, già assessore, tre volte deputato), Fulvio Zugno (presidente in scadenza del Gruppo Ascopiave, assessore dal 2002 al 2013, ritenuto vicino all’ex sindaco Giampaolo Gobbo, che ora gode di una ottima posizione di potere in Fondazione Cassamarca), Federico Caner (assessore regionale al turismo e ai fondi Ue), Sergio Marton (per dieci anni assessore all’urbanistica, ex sindaco di Preganziol), Riccardo Barbisan (giovane vicecapogruppo in Regione), Sandro Zampese (consigliere comunale). Fuori lista, sorprendendo più di qualcuno, il capogruppo comunale Mario Conte, che invece fino a poco tempo fa era dato in pole position. Fuori gioco anche un altro di recente dato come possibile candidato, il direttore generale dell’Ulss 2 Francesco Benazzi, che pur non essendo leghista (proviene dalla Dc, poi transitato in Forza Italia di cui è stato segretario provinciale dal 1994 al 1999), è molto ben visto nelle file del Carroccio trevigiano.

C’è poi l’incognita Giancarlo Gentilini, l’ex sindaco-sceriffo che benchè arrivato ad un’età decisamente avanzata, mai domo giura che lancerà una sua lista, magari gettando nella mischia al posto suo un’altra vecchia gloria di destra come l’ex assessore forzista Andrea De Checchi. Considerato nel mazzo dei papabili pure Luigi Caldato, presidente dell’Israa (gli istituti per anziani), un fedelissimo dell’ex assessore regionale Remo Sernagiotto, ora coi Conservatori e Riformisti di Fitto.

Un quadro frastagliato, come si vede. In cui – ed è questa la notizia del giorno – sembra proprio che Zaia, d’accordo con il segretario federale Matteo Salvini e con il vertice locale (gli azzurri, ridotti al lumicino, assistono passivi), voglia estrarre dal cilindro un’arma segreta. E la parola “arma” non è detta a caso: si tratta del giudice Angelo Mascolo, finito nella bufera politico-mediatica e nel mirino dell’Associazione Magistrati per una sua lettera pubblicata sulla stampa veneta in cui dichiarava di girare armato e, soprattutto, criticava l’impunità di cui godono i delinquenti («lo Stato ha perso completamente e totalmente il controllo del territorio, nel quale, a qualunque latitudine, scorazzano impunemente delinquenti di tutti i colori (…) La severità nei confronti di questi è diventata, a dir poco, disdicevole, tante sono le leggi e le leggine che provvedono a tutelarli (…) il lavoro di un giudice penale è, oggi, paragonabile a quello del soldato al quale, per tenerlo calmo, fanno scavare un buco e poi riempirlo»).

Una personalità non di partito, un magistrato sotto accusa dalla sua categoria (non particolarmente amata dall’elettorato medio destrorso e leghista, proprio per alcune sentenze su casi di “sicurezza”), uno spirito a quanto pare battagliero e che non disdegna le luci della ribalta: un perfetto candidato sindaco per Treviso a cui nessun’anima interna alla Lega o al centrodestra in generale potrebbe dire di no. O no?

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