Nogara, scontro Cobas-Coca Cola: stabilimento chiuso

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Lo stabilimento della Coca Cola di Nogara chiuderà provvisoriamente i battenti. Come riporta Davide Orsato sul Corriere del Veneto a pagina 7,  l’annuncio è arrivato ieri pomeriggio «a fronte della difficile situazione che sta perdurando in relazione alle proteste in corso». La decisione è stata presa alla vigilia della manifestazione dei Cobas in programma oggi con l’obbiettivo di ottenere dal prefetto un tavolo di mediazione per il reintegro dei 45 lavoratori a rischio mobilità.

L’azienda ha fatto sapere che per i dipendenti la chiusura della fabbrica non si tramuterà in una riduzione dello stipendio. «Coca Cola Hbc Italia si farà carico di tutti gli importi economici necessari per garantire il 100% della retribuzione giornaliera a tutti i dipendenti e per tutte le giornate interessate dalla Cassa Integrazione», con l’auspicio che lo stabilimento torni in funzione al più presto «nel rispetto della legalità e in piena sicurezza per tutti i soggetti coinvolti».

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  • Maurizio

    Ai lavoratori in questione è stato proposto più volte ad alcuni un posto di lavoro da un’altra parte, ad altri di entrare a lavorare, si son sempre rifiutati!
    Se sono in quella condizione, è perché se la son cercata!
    E secondo me, non meritano nulla!
    Se Coca-Cola vista la mancanza assoluta di tutela della SUA proprietà, decida un domani di andarsene, sarà da imputare anche a loro (oltre che a leggi ed atteggiamenti della pubblica amministrazione!)

  • don Franco di Padova

    Poi, se lo stabilimento dovesse chiudere perché la coca Cola ha trovato lidi più ospitali (lavoratori che amino il loro posto di lavoro), i lavoratori potranno sempre ringraziare i Cobas.
    Questi “spettacoli” sono stati ripetuti innumerevoli volte nella seconda metà degli anni 70 ed hanno contribuito alla chiusura di una miriade di aziende manifatturiere, con la progressiva trasformazione di intere aree industriali in aree commerciale e di servizi, oltre alla prima massiccia perdita di milioni di posti di lavoro.
    I colpevoli (i massimalisti di ogni colore) hanno continuato fino alla loro pensione a fare carriere di “duri e puri” e gli sciocchi, che li hanno ascoltati e dato credito ai loro pregiudizi ideologici, hanno dovuto affrontare innumerevoli difficoltà, questa volta vere.
    La crisi attuale, risibile rispetto a quella prossima, ha spinto la CGIL su posizioni massimaliste e di pregiudiziale chiusura. Tale fatto ha aperto spazi prima inesistenti ai gruppi di estrema sinistra (i Cobas) che possono vantare una “purezza” mai contaminata da derive revisioniste.
    Il brutto è che la CGIL della signora Camusso si sente forte per la proditoria eliminazione dei voucher e non ha alcun interesse per i problemi e le perdite conseguenti, anche per i lavoratori.
    Ma tant’é, il massimalismo detesta i fatti e si guarda bene dal riconoscere d’essere stato la più grande causa d’impoverimento planetaria e della storia: ha fatto (economicamente) molti più danni delle guerre.
    Trastulliamoci pure.
    Ne vedremo gli effetti.