Ruzzante (Mdp): «Veneto First discrimina i veneti»

«Sembra paradossale che alla parola d’ordine “Prima il Veneto” corrisponda un provvedimento discriminatorio nei confronti degli stessi cittadini veneti. Eppure, dopo l’approvazione della legge “Veneto First” che introduce la precedenza per l’ammissione ai nidi comunali per chi risiede nel territorio regionale da almeno 15 anni, la maggioranza sembra intenzionata a proseguire su questa strada». Il consigliere regionale Piero Ruzzante, esponente di Articolo 1 – MDP, informa con una nota di aver scritto al Governo chiedendo che sia sollevato un giudizio di costituzionalità sulla legge regionale per il suo carattere discriminatorio e commenta la Proposta di legge firmata da Riccardo Barbisan (Lega Nord) presentata ieri in V commissione, che «vorrebbe estendere il “principio premiante” della residenzialità a tutte le prestazioni di natura assistenziale erogate da Regione ed enti locali. Altro che premio: il criterio della residenzialità servirà a castigare i veneti che dopo aver lasciato la regione volessero farvi ritorno».

«La proposta di legge, infatti, prevede una graduatoria per l’accesso ai servizi basata sul periodo continuativo di residenza in Veneto: appena un cittadino si troverà fuori dalla regione, magari per ragioni di lavoro o di studio, azzera il “contatore”. In sostanza, basta trasferirsi a pochi passi, in Lombardia o in Emilia Romagna, per perdere ogni diritto sociale nella nostra regione. Una vera e propria fregatura per tutti i veneti che hanno bisogno di un alloggio popolare, dell’asilo per i propri figli o dei buoni scuola – prosegue Ruzzante – tutti servizi a cui non avranno più diritto se andranno ad abitare, anche per poco tempo, in altre regioni. Per non parlare poi dei veneti residenti all’estero o dei cervelli in fuga dalla nostra regione o di chi, come gli agenti delle forze dell’ordine o gli insegnanti, che non possono decidere la sede di lavoro: con la proposta di Barbisan, la maggioranza ha deciso di voltare le spalle a queste persone. La regola che sembrano avere in mente gli uomini di Zaia è molto semplice – conclude il consigliere – se esci dal Veneto perdi i diritti sociali».

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