Vicenza, impara da Piacenza

Là contano più i fatti che le parole, e c’è una linea culturale caratteristica. Da noi si va sull’usato sicuro di Goldin

Dio sa quanto sia difficile richiamare a Vicenza un turismo stabile e motivato, che non scappi via in fretta ma che si affezioni ad essa come succede in città meno illustri e spettacolari ma più accoglienti e vivaci. In una città attraente come la nostra, ricca di sontuosi palazzi nobiliari e di pittoresche architetture civili, lo star bene tra le sue mura, il sentirsi a proprio agio aggirandosi per le vie e sostando nelle piazze, è condizione fondamentale per godere di tanta bellezza e sentire il desiderio di ritornarvi. Purtroppo Vicenza, da qualunque parte la si guardi, in qualunque modo la si consideri, non risulta attrezzata per far fronte alle esigenze del forestiero che intenda instaurare un rapporto che non si riduca in una visita frettolosa, dandogliene occasione un evento estemporaneo.

Manca alla città del Palladio un’adeguata politica culturale, una lungimirante visione per affrontare, come conviene, i problemi dell’accoglienza e dell’ospitalità oltre a quelli della valorizzazione dei beni ambientali ed artistici. Non si sostiene uno sforzo comune tra amministrazioni, associazioni, enti, pubblici e privati, per elaborare un progetto di ampio respiro che duri nel tempo superando le inevitabili difficoltà. Si chiedono e si ottengono, per singole manifestazioni, patrocini e sponsorizzazioni, ma non ci si preoccupa di capire che senso abbiano in un quadro generale e di verificare quali reali vantaggi rechino alla comunità. La povertà di idee e la mancanza di coordinamento si notano ancor più all’esterno, dove i confronti sono più evidenti perché più immediata è la percezione delle differenze.

Vicenza vanta pomposamente le mostre di Goldin, che considera la sua massima specialità culturale, il massimo impulso alla crescita. Ci si rifà ai successi passati, incapaci di una progettualità nuova. Ci si congratula per trionfi decretati a ciò che si ripeterà. E non si pensa ad altre opportunità e alle occasioni perdute. Una città rinascimentale e neoclassica come Vicenza, con una forte impronta gotica, ricca di architetti, scultori e pittori, passerà alla storia per i quadri di Van Gogh transitati a puntate, e su questi baserà l’educazione artistica delle giovani generazioni. Sarebbe questo l’orgoglio di una città che non riesce a ritagliarsi un posto tra le consorelle venete?

Se si esclude la programmazione necessaria alla campagna abbonamenti per il Teatro Comunale e la Società Quartetto, non si dà un quadro d’insieme delle varie manifestazioni che serva da punto di riferimento. Tutto procede a singhiozzo, episodicamente, per cui solo alla fine ti rendi conto del poco o niente che ti resta in mano, anche se lì per lì puoi restare abbagliato da ciò che ti viene tronfiamente annunciato con nomi altisonanti che non rendono mai quello che promettono. Un conto sono le proposte delle istituzioni che hanno una vocazione specifica come il Palladio Museum e le Gallerie d’Italia, un altro invece gli eventi occasionali che si celebrano al Museo Civico e in Basilica Palladiana. Nel primo caso tutto procede regolarmente, dovendo rispondere ad una logica disciplinare, nel secondo caso c’è da aspettarsi di tutto, essendo terreno aperto ad ogni sorpresa. Bisognerebbe che anche l’amministrazione comunale puntasse su manifestazioni che creassero occasioni di vera conoscenza, capendo che non è l’evento grandioso e plateale a segnare positivamente la stessa crescita economica, ma un’azione mirata e rispettosa dell’ambiente oltre che dei monumenti.

A questo proposito, commissari dell’Unesco sono giunti in città per verificare se sussistono le condizioni per conservare alla città del Palladio il riconoscimento di patrimonio dell’umanità. I quattro più prestigiosi palazzi di Vicenza ospitano in questi giorni quattro mostre diverse. Notavo che le comitive di studenti in visita alla città si arrestano alla soglia per nulla attirate da tali rassegne, precludendosi la possibilità di scoprire all’interno ben più preziosi tesori. “Mondocleto. Il design di Cleto Munari” a Palazzo Chiericati; “Flow. Arte cinese e italiana contemporanea” in Basilica Palladiana; “Palladio. Il mistero del volto a Palazzo Barbaran Da Porto”; “Ritratto di città. La Vicenza di Palladio nelle vedute di Zuccarelli” a Palazzo Leoni Montanari sono mostre interessanti e curiose, ma marginali e ininfluenti.

Piacenza, per fare un confronto, città non più grande e prosperosa di Vicenza, rende omaggio in questi mesi ad un grande pittore padano, Giovanni Francesco Barbieri detto il Guercino. «Una nuova ricchezza» intitolava il Corriere della Sera. «Con la riscoperta del Guercino Piacenza ritrova la sua identità e l’orgoglio giusto per ripartire». La città ha tratto lo spunto dal magistrale restauro degli affreschi della cupola del Duomo disvelati al pubblico per celebrare con una mostra esemplare uno dei pittori seicenteschi più noti ed amati. A Piacenza contano più i fatti che le parole. Gli obiettivi sono raggiunti dando alle cose il giusto valore.

(ph: https://twitter.com/guercino2017pc)

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