Aim-Marghera, retromarcia su ex cda. Giglioli: «potrei denunciare Variati»

Sentenza definitiva alla mano, parla l’ex consulente della multiutility vicentina (ed assessore di centrosinistra)

Per l’affaire del sito di smaltimento rifiuti a Marghera, Aim (la multiutility al 100% del Comune di Vicenza) aveva citato in sede civile l’ex consiglio di amministrazione ed alcuni ex consulenti. Ora però Aim pare voglia tirare i remi in barca chiedendo ai diretti interessati di sottoscrivere un accordo secondo cui l’azienda rinuncia ad ogni pretesa a patto che le parti si accollino ognuna le proprie spese legali. A confermare la voce, da diverse settimane in circolo a Palazzo Trissino, è Gianni Giglioli ex consulente speciale di Aim ed ex assessore alle partecipate durante la prima fase della giunta Variati 2008-2013.
La gestione della ex municipalizzata berica ai tempi del centrodestra (1998-2008) fu uno dei fattori che portò alla vittoria il centrosinistra e il democratico Achille Variati. Qualcuno, fra i sostenitori di Variati, arrivò a parlare di «gestione delinquenziale». Tuttavia il prcesso penale che scaturì da quella vicenda e che vide l’ex presidente di Aim Giuseppe Rossi quale principale imputato, finì con una assoluzione per tutti. La sentenza definitiva del 27 settembre 2016 della Corte d’Appello di Venezia, riguardo alle prove d’accusa sugli scambi di favori e ai conflitti di interessi ascrivibili a Rossi, è tranchant: «sono ben lungi dal fornire compiuta dimostrazione».

PROCURA KO
Si tratta di un giudizio impietoso sull’opera della Procura di Vicenza, allora guidata da Ivano Nelson Salvarani. Ma che conferma la bontà del ragionamento di tutti coloro che videro il focus della vicenda penale non tanto nei comportamenti dell’ex presidente Rossi, bensì nel percorso che portò la multiservizi berica ad acquistare da Ecoveneta-Maltauro un impianto di trattamento di scorie senza che l’operazione fornisse un sufficiente garanzia di successo, rischiando quindi di causare un danno alle casse della spa pubblica. E, di converso, materializzando un ottimo affare per il privato che si sarebbe così sbarazzato di un sito sul quale la stessa Ecoveneta aveva ammassato illegalmente una montagna colossale di rifiuti nocivi per uno dei più noti scandali ambientali del Veneto noto come affaire Nuova Esa-Ecoveneta. Stando ancora alla sentenza, finora non scandagliata su questo punto, l’acquisto non fu affatto un’avventura solitaria dell’ex presidente Rossi, ma un processo decisionale in cui fu coinvolta la struttura apicale di Aim.

PISTA MALTAURO
«Plurime indicazioni desumibili dal testimoniale – si legge in un brano della sentenza mai reso pubblico – valgono a qualificare come più probabile l’ipotesi secondo cui il primo impulso all’avvio dell’affare provenne da Bruno Lombardi» all’epoca «amministratore della Ecoveneta spa, la società del gruppo Maltauro operante nel settore ambientale. (…) Le perplessità in merito alla tenuta dell’impianto accusatorio… sono destinate sensibilmente ad acuirsi…» poiché le deposizioni rese dagli allora membri del consiglio di amministrazione parlano chiaramente di un «qualificante intervento del dottor Vianello» prima responsabile della struttura amministrativa poi direttore generale presso la multiservizi di San Biagio, storicamente considerato vicino al sindaco Achille Variati. Lo stesso Giglioli (in foto) durante il processo, ma anche con uscite sulla stampa, aveva sostenuto una tesi non troppo dissimile. Però ora che addirittura una sentenza definitiva accende i riflettori sull’operato della dirigenza, acquisisce tutt’altra connotazione la richiesta di danni per una quindicina di milioni di euro avanzata da Aim sia nei confronti degli ex membri del cda sia nei confronti di altre persone, tra cui Giglioli, chiamate in causa successivamente.

NOVITÀ CLAMOROSA
Mentre il procedimento penale si avviava all’esito assolutorio, dopo che già in sede di indagini preliminari quasi tutto l’ex cda nonché il Comune erano usciti di scena, i quotidiani locali distillavano indiscrezioni di una richiesta di accordo di Aim verso gli ex amministratori e verso lo stesso Giglioli. In pratica a San Biagio sarebbero disposti a cestinare la richiesta di risarcimento caldeggiata dall’ex presidente Roberto Fazioli, purché ognuno si accolli le proprie spese legali, che viste le cifre in ballo sono assai esose. Tali indiscrezioni sonosempre state smentite. Ma alla fine una formale proposta di accordo transattivo è stata concretamente indirizzata alle parti il giorno 17 novembre 2016 dall’attuale presidente di Aim Paolo Colla. «Effettivamente quella proposta c’è stata – conferma Gianni Giglioli a Vvox – anche se per una questione di rispetto ho preferito non dare notorietà alla cosa. E devo dire che la cosa ha suscitato in me una certa ilarità. L’avvocato di Aim ci ha di fatto messo di fronte ad un fatto compiuto chiedendoci di aderire ad un accordo già siglato con altre parti, ovvero alcune assicurazioni. Il tutto è avvenuto in modo assai fumoso, ma soprattutto non riesco a capire come Aim abbia potuto trovare un qualsivoglia accomodamento con chicchessia su questioni che riguardano direttamente il sottoscritto senza nemmeno consultarmi».

CITAZIONE CONTRO IL SINDACO?
L’ex assessore quindi si affida ad un’amara ironia: «Io in questa vicenda sono quello che ci ha rimesso. Ho dovuto dimettermi da assessore perché delle indagini a mio carico si seppe quando ero in giunta; mi sarei almeno aspettato che mi fossero riconosciute le spese legali, visto che la correttezza del mio operato a San Biagio la si sarebbe potuta desumere dalla sentenza del tribunale di Venezia che ha condannato il gruppo Maltauro per la storia dei rifiuti nocivi lasciati sulla piattaforma poi acquisita da Aim: sentenza che consegnai di persona all’allora membro del cda di Aim Aldo Campesan. Io da consulente infatti avvisai Aim di tutti i rischi della operazione. Comunque il comportamento di San Biagio non mi è piaciuto tanto, che sto riflettendo se citare in giudizio l’azionista pro tempore di Aim ovvero il sindaco Variati». Sulle ragioni profonde che avrebbero spinto Aim a fare dietrofront rispetto ad una causa civile milionaria Giglioli si pone alcuni quesiti: «Che fine ha fatto l’azione civile di Aim contro Ecoveneta della quale non si sa più nulla? E poi a chi altri andrebbero chiesti davvero i danni? Quale è il manager di Aim che secondo la sentenza definitiva avrebbe avuto un ruolo apicale nella vicenda?». Sullo sfondo rimane una questione: come sia potuto accadere che con gli uomini delle forze dell’ordine che sequestravano l’impianto di Marghera, Aim si sia voluta accollare «un bidone» da molti milioni che continua a pesare sui bilanci della municipalizzata? La magistratura berica avrebbe potuto chiarire con molta più efficacia la cosa anche in relazione al fil rouge che anni fa legò il gruppo Maltauro alla galassia societaria del controverso geometra Carlo Valle, uno degli uomini di spicco coinvolti nell’affaire Cassiopea. Ma così non è stato.

LA VOCE DI AIM
Anche Aim dice la sua. Rispetto alla proposta di accordo transattivo descritta da Giglioli, San Biagio conferma in parte lo scenario descritto dall’ex assessore precisando però che «vi sono state solo trattative riservate con le assicurazioni ma allo stato – si legge in una nota inviata dall’azienda – non si è addivenuti a conciliazione. In merito alle ragioni, considerati i tempi ed i costi del giudizio nonché le valutazioni in ordine alla concreta possibilità di realizzo della somma che dovesse essere liquidata dal tribunale, stante anche l’eccezione di inoperatività delle polizze sollevata dalle assicurazioni… e relativa alea…, l’azienda ha considerato la composizione bonaria come una scelta percorribile». Quanto poi a quei passaggi del verdetto sul caso Aim-Rossi che sono alla base delle domande sulla condotta di Vianello la società replica così: «In merito a quella sentenza Aim conferma la propria sorpresa ma non intende commentarla».

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