Mascolo ha sbagliato. Ma ha toccato un punto vero

Il giudice di Treviso non ha fatto altro che fotografare la realtà, anche se in modi e con toni fuori luogo per una toga

Lui nega di essere papabile, ma Angelo Mascolo candidato sindaco a Treviso resta nei sogni di più di un leghista. Mica si trova tutti i giorni, un giudice che si espone pubblicamente a dar ragione alla tipica tesi della Lega e della destra: lo Stato non c’è, quindi è giusto che il cittadino si armi per difendersi da solo.  

Dalla sinistra veneta, invece, il caso è stato pressocchè ignorato, a parte la ciarliera Puppato (strano non si sia fatta viva la ciarlierissima Moretti: che succede, Alessandra?). E ti credo: a volere e a votare il decreto “svuotacarceri” del 2013 fu il Partito Democratico. E’ da quella sciagurata legge, oltre che dall’atavica macchinosità e lunghezza dei processi italiani, che deriva la sostanziale impunità per ladri e spacciatori. Lo spiegava bene sul Giornale di ieri Fabio Roia, presidente della sezione sulle misure di prevenzione del tribunale di Milano ed ex membro del Csm: «il legislatore ha trasformato il carcere preventivo nell’eccezione dell’eccezione», stabilendo che «non si può dare la custodia in carcere per un reato per cui non sia prevista una pena massima inferiore ai 5 anni». Risultato: «abbiamo armi spuntate per contrastare illeciti anche odiosi dal punto di vista sociale e che destano sconcerto nell’ opinione pubblica», cioè spaccio di strada e furto (anche aggravato), «tu arresti lo spacciatore ma poi lo devi rimettere fuori subito. L’indomani magari quello è ancora sul marciapiede con le sue dosi (…) Certo, il magistrato può disporre gli arresti domiciliari ma se lo spacciatore è un irregolare senza casa che si fa?».

Ma il Pd, si sa, in Veneto è poco più che un figurante, minoritario per motivi sociali e perdente per vocazione. Logico che il cosiddetto tema della sicurezza, e tutto ciò che gli sia collegato, siano totale appannaggio del Carroccio e degli altri movimenti e partitini destraioli (Forza Italia esclusa per inconsistenza, c’è ma è come se non ci fosse): si dimostrano coerenti, quanto meno su questo specifico punto – ma non su altri: i leghisti coprirono col loro assenso parecchie infamie “garantiste” dei forzisti, dalla depenalizzazione del falso in bilancio allla ex Cirielli, dalle leggi ad personam al sedicente “processo breve”.
Mascolo ha certamente sbagliato, come pare sostenere la sua intera categoria, a firmare un’uscita mediatica di quel tenore come se indossare la toga non comportasse, come invece comporta, una riservatezza maggiore rispetto al comune cittadino – specie se si punta il dito contro lo Stato. Perchè il magistrato, come la proverbiale moglie di Cesare, non dovrebbe solo essere, ma anche sembrare un esempio di equilibrio, prudenza, distacco. Anche quando, come nel caso di Mascolo, dovesse esprimere opinioni di largo consenso. 

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