Rete Studenti Medi: «scuola, riforma inadeguata»

«Siamo sconcertati dal comportamento perpetrato anche sta volta da parte delle istituzioni, le studentesse e gli studenti sono stati completamente inascoltati». Così Giammarco Manfreda, coordinatore nazionale della Rete degli Studenti Medi, commenta il voto favorevole del Consiglio dei ministri alle 8 deleghe della Legge 107/15, presentate dal Ministero dell’Istruzione e riguardanti la valutazione degli apprendimenti, il riordino del sistema educativo da zero a sei anni, la riorganizzazione degli istituti professionali, il sostegno agli alunni con disabilità, cultura umanistica, scuole italiane all’estero, la formazione iniziale, il diritto allo studio. «Le nostre istanze sui test Invalsi non sono state minimamente prese in considerazione – si sfoga Manfreda – e il risultato del test verrà affiancato a quello della maturità. Il Ministero non ha avuto un reale interesse nel costruire il completamento di una riforma lacunosa e fortemente discussa insieme alle rappresentanze studentesche e alla totalità dei soggetti che compongono il mondo della scuola. Proprio come nel processo di approvazione della Buona Scuola, i momenti di confronto sono stati insufficienti e sostanzialmente inutili nella risoluzione delle diverse problematicità che i testi dei decreti esprimevano».

«Come studenti siamo stanchi di governi che dicono di tenere alle sorti della scuola pubblica ma che non investono realmente in maniera mirata su questioni fondamentali come la reale effettività del diritto allo studio per tutte e per tutti, una riforma complessiva della valutazione e della didattica. Siamo stanchi di subire e non essere ascoltati nei processi di riforma del sistema scolastico del nostro Paese. Il sistema d’istruzione è al collasso – continua Manfreda -. La dispersione scolastica ha raggiunto il 15% sul territorio nazionale con picchi del 35% al sud e nelle isole. Nella grande maggioranza dei casi le istituzioni scolastiche sono costrette a sorreggersi obbligando le famiglie a pagare il famoso contributo volontario, pena l’esclusione degli studenti dalle attività e dai servizi della scuola, anche quelli più basilari come le fotocopie. Continuiamo a rivendicare con forza una scuola gratuita e veramente accessibile a tutte e tutti, che nel valutarci tenga conto delle nostre competenze e inclinazioni soggettive. Una scuola non più assoggettata alle logiche autoreferenziali del merito in un Paese in cui la disoccupazione e il precariato non pongono tutti sullo stesso livello di partenza».

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