«Vietare a giovani lo smartphone in gita»

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«Ho assistito a una scena del genere: c’era una comitiva di studenti delle medie in gita a Venezia: erano talmente assorti a controllare il cellulare che il prof si era preso il compito di avvertire della presenza di ostacoli. “Scalino”, “buca”, e così via… ma come ci siamo ridotti?». Così, in un articolo di Davide Orsato a pagina 10 dell’edizione di Verona del Corriere del Veneto, lo psichiatra e sociologo  Paolo Crepet interviene sul problema dell’utilizzo intensivo degli smartphone da parte dei giovani. Crepet era ieri al convegno organizzato dalla diocesi dal titolo “Cyberbullismo e Scuola” insieme ai docenti degli istituti della Bassa.

«La nostra politica – ha detto una docente – è quella di vietare l’uso del cellulare in ogni attività didattica. Viaggi di istruzione inclusi (…) i genitori hanno fatto subito una raccolta firme, alla quale hanno aderito quasi tutti». «Non agire sull’uso dei cellulari a scuola significa rifiutare di prevenire le conseguenze più spiacevoli – aggiunge Crepet – lasciare che i più giovani utilizzino il cellulare sempre, quando vogliono e come vogliono significa che poi ci si riduce a fare “i pompieri”, a intervenire cioè sempre sull’emergenza. I segnali preoccupanti già ci sono. Alcuni docenti mi hanno detto che i bambini di prima elementare faticano addirittura a tenere un foglio di carta in mano: manca loro la capacità prensile. Serve una reazione culturale, non possiamo ridurci così solo perché qualcuno della Silicon Valley ha deciso che questo è il futuro».

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