Treviso, Cgil: «partite Iva dichiarano meno di pensionati»

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Le 79 mila partite Iva della provincia di Treviso contribuiscono per appena il 15 per cento alle entrate del Fisco complessive nella Marca. Secondo quanto scrive Andrea De Polo a pagina 21 de La Nuova Venezia, i dati sono quelli del centro studi dello Spi Cgil di Treviso. Che, senza mezzi termini, parla di evasione fiscale: «se abbiamo una partita Iva ogni 9 abitanti, allora qualcosa non torna». E se è vero che, come sottolinea la Camera di Commercio, molte delle partite Iva nascondono lavoratori dipendenti “camuffati” che non possono vantare redditi poi così elevati, il segretario generale dello Spi trevigiano, Paolino Barbiero, insiste: «c’è un pezzo di Pil non dichiarato».

«Com’è possibile – chiede Barbiero – che le fasce di reddito più alte, quelle che generano il lavoro dipendente stesso, arrivino a pagare meno del 20 per cento del reddito complessivo?» «Se l’85 per cento del reddito complessivo deriva dal lavoro dipendente – aggiunge il segretario Spi Cgil – è chiaro che l’altra strada da intraprendere in Italia è quella della stabilizzazione del lavoro. Non mi vengano a spiegare che esistono tanti tipi di partite Iva: lo so bene, e una delle battaglie è proprio per trasformare quelle che non servono».

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  • Ilario Fantuzzi

    Barbiero, si metta in proprio con P IVA. Poi mi dice quanto riesce a guadagnare.
    Vorrei anche il parere della centro studi dello Spi Cgil sulla pensione di Cofferati e sui suoi avanzamenti di carriera negli ultimi 7 giorni

  • Paolo Maria Ciriani

    se un buon 60% delle partite iva sappiamo essere “false” nel senso che sono in realtà dei lavoratori dipendenti camuffati da P.IVA secondo lei, Barbiero, perchè un’azienda avrebbe vantaggio economico a pagarli così, anzichè con un regolare contratto di lavoro dipendente? Se non lo sa, glielo spiego io :1) perchè risparmia sui contributi, 2) perchè strozza il compenso del lavoratore facendogli credere che c’è altra gente disposta a lavorare per un prezzo ancora inferiore a quello offerto; 3) perchè una falsa P.IVA non è contrattualizzata a norma di legge; 4) perchè si fa credere al lavoratore che può essere “licenziato” in qualunque momento senza pagare indennizzi; 5) perchè non vengono corrisposti compensi maggiorati per ore straordinarie; 6) perché risparmiano il compenso delle ferie; 7)perchè non sono sindacalizzate. Tutto questo vantaggio economico per l’impresa, si traduce in un minor reddito rispetto alla media dei lavoratori dipendenti e ciò fa sì che i valori di reddito di queste false p.iva essendo molto compressi, abbassino moltissimo la media del reddito globale dell’insieme delle P.IVA.
    Facendo così continuate a cavalcare l’enorme bufala che i lavoratori autonomi, dichiarando meno di un lavoratore dipendente, siano automaticamente degli evasori fiscali innescando una guerra tra ceti comunque bassi gridando :”dagli all’untore” ovvero all’evasore.Voi sindacalisti, oltre a falsare la realtà siete anche dei grandi IPOCRITI!!! parola di un ex sindacalista degli Agenti di Commercio!!!

  • Paolo Maria Ciriani

    …dimenticavo un altro motivo per cui all’impresa conviene dare lavoro ad una piccola/falsa P.IVA: perchè spesso il dipendente, se fa lavoro straordinario, riesce ad ottenere il pagamento in nero purchè il lavoro venga fatto, se la P.IVA chiede di essere pagata in nero, l’azienda dà il lavoro solo a chi accetta di fare la regolare fattura.

  • don Franco di Padova

    Paolino Barbiero parla come un libro stampato, ma lascia la cpu a riposo.
    1) La partita IVA (il datore di lavoro), a differenza del dipendente, assume il rischio d’impresa e può guadagnare come perdere ciò che aveva.
    2) L’imprenditore è uno ed i dipendenti sono diversi, cosa c’é di strano che il titolare abbia redditi inferiori alla somma di quelli dei dipendenti?
    3) Quando ho aperto la mia partita iva, nei primi quattro anni, pur lavorando intensamente, ho perso tutti i miei risparmi. Ho generato quasi 100.000.000 di £ di IVA, incamerati dallo Stato e quasi 150.000.000 di Lire di tasse, oltre alle tasse e contributi pagati per lavoro dipendente. Nello stesso tempo la partita IVA non generava risorse per pagarmi le spese che sostenevo per lavorare e non sono riuscito a garantirmi l’equivalente della metà di uno stipendio operaio del più basso livello.
    Se le cose poi non fossero andate bene, gli investimenti avrebbero avuto valore residuo pari a zero e, nello stesso periodo sono stati di circa 360 milioni, frutto degli attenti risparmi di una vita di lavoro con alte responsabilità.
    Per carità, ero un pollo che pensava fosse normale pagare tutto e subito, ma resta il fatto che la collettività mi ha rapinato per 4 anni e continua a pretendere dal mio lavoro oltre 5 volte di più di quanto io possa destinare alla mia famiglia.
    Paolino, non spari nel mucchio, senza sapere di cosa parla.