Verona, Tosi senza maggioranza: sopravvivenza neo-democristiana

L’ultimo a passare all’opposizione è stato Russo. Ma in realtà la frana è cominciata molto tempo fa

Condividi
Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on LinkedInEmail to someone

Dopo l’adesione del consigliere comunale Rosario Russo al gruppo di Stefano Casali “Verona Domani”, a Verona, come si sa, il sindaco Flavio Tosi non ha più una maggioranza. Praticamente è già caduto. Lo si sa, ma forse di questo fatto non si è capita a sufficienza la gravità. A 48 giorni dallo scioglimento del “parlamento” locale e a circa due mesi dal voto, il “fuggi fuggi” dei tosiani è uno dei più clamorosi della politica italiana, specie se si pensa a quello nel 2012, di segno inverso.

Sembra quasi che la paralisi che ha portato ad avere 18 consiglieri tosiani e 18 contro sia giunta come un fulmine a ciel sereno, mentre la città osserva con distacco. Invece no: viene da lontano. Il cosiddetto “modello Verona” è crollato poco dopo il suo avvento. In dieci anni di governo, nessuna delle grandi opere promesse (filobus, traforo delle Torricelle ecc) è stata realizzata. I veronesi dovranno accontentarsi, dopo Pasqua, dell’inaugurazione della funicolare ristrutturata, ossia di una specie di funivia a rotaie che porta da S. Stefano alle Castel S. Pietro per la vista panoramica sulla città antica.

L’amministrazione ha visto il braccio destro e quello sinistro del sindaco (elettoralmente parlando) cadere per i noti scandali. La Zai, adiacente alla Fiera, è stata trasformata nella “Grande Mela”, con una concentrazione di traffico conseguente che raggiunge limiti inimmaginabili. I quartieri periferici sono stati abbandonati a se stessi. Nel frattempo, per coprire i buchi dell’Ente lirico si è provveduto a distrarre l’opinione pubblica col concorso per mettere il cappello all’Arena. Tosi spera ancora, fino all’ultimo secondo, nel terzo mandato, sebbene almeno negli ultimi cinque anni abbia pensato più alla ribalta nazionale che alla sua città, prima cercando di farsi largo nella Lega come candidato premier e poi nel continuo tentativo, che pare concretizzarsi oggi, di ricreare la “Balena Bianca” con Alfano e Casini, in una “Alternativa Popolare” che tuttavia assomiglia molto più ad una “Sardina Azzurra”.

L’ex capogruppo del Pd Michele Bertucco, oggi candidato sindaco per una lista rosso-verde a sinistra del suo ex partito, cerca di capitalizzare e di portare a casa qualche delibera, approfittando di questa situazione di impasse in consiglio comunale che ha già fritto il sindaco (anche se, come sanno gli addetti ai lavori, forse si sarebbero potute creare le condizioni per chiudere la partita già prima di Natale).

Stiamo assistendo ad uno spettacolo squallido, fatto solo di tatticismi che non interessano granché ai cittadini, sempre più distaccati e sempre più schifati. Non si sa cosa succederà domani. A parte una cosa: l’11 giugno, finalmente, si vota.

Tags: , , ,

Leggi anche questo