BpVi, “operazioni baciate”: «pressioni sui dipendenti»

Stando a quanto emerge dall’atto di citazione in cui la Banca Popolare di Vicenza chiede 2 miliardi di danni ai precedenti amministratori, ex presidente Gianni Zonin in testa, i responsabili di filiale venivano pressati dai capi area per vendere quanti più titoli possibili. Il documento, come scrive Sabrina Tomè su La Tribuna a pagina 14, riporta come la Direzione generale esercitasse forti pressioni sui dipendenti dell’istituto affinché aderissero alla prassi del capitale finanziato, ovvero la concessione di prestiti dietro l’acquisto di azioni dell’istituto di credito. Stando alle carte elaborate dalla banca, al dg Samuele Sorato andrebbero attribuite «alcune delle condotte maggiormente pregiudizievoli per la banca» e sempre a lui «vanno imputate le illegittime iniziative indirizzate al collocamento delle azioni sia nell’ambito degli aumenti di capitale 2013-2014, sia nell’ambito del mercato secondario».

L’attività ispettiva della Bce ha evidenziato «un’esplicita indicazione alla rete territoriale di collocare nella misura massima consentita i titoli presso la clientela con assegnazione di obiettivi specifici e relativi tempi di raggiungimento» da parte della Direzione e in particolare della Divisione Mercati in capo a Emanuele Giustini. Nel capitolo dedicato a Sorato, riporta sempre La Tribuna, si legge che l’obiettivo della capitalizzazione con erogazione di finanziamenti ai soci «è stato posto in essere attraverso una forte azione di pressing sui capi area con minacce di provvedimenti particolarmente rigorosi formulate nel corso degli incontri con la Direzione Generale e la Direzione Mercati». Una procedura adottata anche da Giustini che avrebbe fatto «forti pressioni sui dipendenti esitanti all’esecuzione delle direttive fornite». Direttore e vice, inoltre, avrebbero minacciato «il blocco dell’operatività a quei clienti che non si fossero prestati a tale pratica di reciprocità».

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