Venezia, il patriarca Moraglia: «legge fine vita, non c’è fretta»

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«Dico ai politici di non avere fretta, ma di fare anche per questo motivo una buona legge che tratti il tema del fine vita, sapendo che è in gioco pure la professionalità dei medici e l’obiezione di coscienza». Questo il monito del Patriarca di Venezia Francesco Moraglia, riportato da Simone Bianchi su La Nuova Venezia a pagina 23, durante il convegno sulle cure palliative in neurologia, organizzato dalla Società italiana di neurologia del Triveneto al Padiglione Rama. Moraglia si è confrontato assieme al Procuratore Adelchi D’Ippolito, osservando la questione dal punto di vista teologico e giuridico. Per il Patriarca, infatti, «la nuova legge sulle dichiarazioni anticipate di trattamento non è una questione di essere credenti oppure no, ma di far parlare la realtà».

«Ringrazio tutto il personale sanitario per come si prende cura dei pazienti in un momento così infausto per quelle persone, ma su questo tema c’è in gioco la vita dell’uomo e la persona concreta che è rappresentata in tal caso sia dal paziente che dal medico. Quest’ultimo sa di essere impotente a un certo punto, perché oltre certi limiti non si può andare, come l’alpinista che non riesce a raggiungere la vetta e comprende la situazione. Il medico non ha la bacchetta magica. Allora bisogna chiedersi: l’uomo cos’è, un prodotto o una realtà precostituita? Quanto conta la libertà, in questo caso di decidere? La vita è un bene primario ma non assoluto – ha aggiunto -, poiché anche in teologia è contemplato il sacrificio per gli altri. Auspico quindi che i pazienti non siano mai lasciati soli, senza cadere nel rischio di abbandono oppure di accanimento terapeutico, ma va valutata con grande attenzione l’appropriatezza clinica di intervento».

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  • don Franco di Padova

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