Russia vuole vino italiano (ma costa troppo)

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Alla 51 esima edizione del Vinitaly inaugurata ieri a Verona era presente per la prima volta nella sua storia anche una delegazione di 18 aziende russe provenienti da 5 regioni (Krasnodar, Stavropol, Rostov, Dagesta e Crimea). Come scrive Francesca Lorandi su l‘Arena a pagina 10, la Russia, rappresentata anche dal viceministro dell’Agricoltura Sergey Levin, ha presentato all’esposizione una lista di 50 vini. «E’ tempo di spingerci anche al di fuori delle aree che già ci conoscono. E questa è la manifestazione ideale per raggiungere l’obiettivo – ha detto il ministro russo – I nostri vini autoctoni sono un patrimonio mondiale».

Ma la partnership vitivinicola tra l’Italia e Mosca rischia di trovare un ostacolo nei prezzi delle bottiglie nostrane: «metà dei consumatori non spende più di 13 euro per una bottiglia di vino e le etichette italiane costano in media 20 euro. Colpa delle spese logistiche, dei dazi, sta di fatto che il costo è esagerato», rileva Levin. La soluzione? Per il viceministro dell’Agricoltura è creare delle alleanze con i produttori locali della Federazione: «noi abbiamo grandi vitigni, gli italiani un grande know how. Inoltre contiamo su un sistema di distribuzione molto sviluppato, cresciuto con la vendita di vini spagnoli e italiani, e che ora si sta specializzando in quelli russi».

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