«Pasqua, manager vogliono negozi aperti? Facciano commessi»

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«Leggo sui giornali che le direzioni dei supermercati e dei centri commerciali di Padova e del Veneto avrebbero deciso, con qualche eccezione, di tenere giù le serrande nella giornata di Pasqua. Leggo anche che per Pasquetta, invece, la tendenza generale sarebbe diversa: aperture a macchia di leopardo, comunicate con scarso preavviso ai dipendenti. Una situazione inaccettabile: se manager e proprietari delle attività commerciali vogliono guadagnare qualche soldo in più durante le feste, tengano pure aperti negozi e supermercati facendo loro i commessi per un giorno ma lascino ai lavoratori il meritato riposo. Troppo facile chiedere ai propri dipendenti di sacrificare un giorno che dovrebbe essere dedicato al riposo, ai propri affetti, alle proprie passioni». Così il consigliere regionale Piero Ruzzante (Articolo 1 – Mdp), richiamando l’articolo 36 della Costituzione che sancisce il diritto al riposo settimanale e alle ferie retribuite.

«Pasqua, Pasquetta, Liberazione e Primo Maggio devono essere per tutti giorni di riposo: si tratta di un diritto non negoziabile, che invece viene “comprato” dai datori di lavoro. È inaccettabile che il tempo delle nostre vite sia a disposizione in qualunque data del nostro calendario. Come se chi fa la spesa il giorno di Pasquetta non potesse fare la spesa il giorno dopo o due giorni prima. Il principio di rispetto verso i lavoratori e le loro famiglie deve valere per tutti e dunque anche per cassieri e commessi. Ecco cos’è il lavoro festivo: la festa della grande distribuzione che, in cambio di quelli che per loro sono pochi spiccioli, sottrae un giorno di vita in più a chi lavora».

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  • don Franco di Padova

    Mi sembra che la foto di Ruzante continui a cambiare…
    Pur non condividendo la tendenza attuale, si deve conoscere che la società è transitata dai valori cristiani e familiari a quelli mercantili.
    In questo senso, le nuove liturgie si compiono nei centri commerciali e mi sembra incoerente essere indifferenti all’abbandono dei valori e poi così sensibili alle scampagnate di pasquetta.
    Oltretutto, è da sempre che alcuni lavoratori, per i servizi cosiddetti essenziali, devono lavorare anche nelle grandi festività ed è strano che chi si è sempre fatto paladino dell’uguaglianza discrimini tra un pompiere ed una cassiera, tra un autista d’autobus ed un commesso.
    La Chiesa, che oggi protesta con Ruzzante per l’apertura festiva dei Centri Commerciali (le nuove Basiliche del consumismo), è stata la prima che ha “aperto” alle aperture domenicali con le messe prefestive, permettendo così di soddisfare al Precetto alla sera del sabato.
    Se abbiamo nostalgia delle cose buone passate, per prima cosa dobbiamo recuperarne i valori; non possiamo vivere nel fango ed abbellirci solo per la festa.
    Almeno socialmente, non funziona così.

  • Nano

    La verità è che se la gente non fosse lobotomizzata dal consumismo,farebbe cose più edificanti che andare a comprare !
    Abbiamo una delle regioni più belle al mondo,visitatela perbacco!

  • Gigillo o pizzaiolo

    Ma i diritti valgono solo per i dipendenti, caro komunardo nicolai Ruzzante????

    • Dario Alberto Bergamaschi

      Se sei lavoratore indipendente o gestore, sta a te la scelta. Nessuno ti obbliga a fare una o l’altra cosa. Quando lavori come dipendente, se la direzione dice una cosa, la devi fare, pena la perdita di giorni di stipendio, lettere di richiamo o, alla peggio, il licenziamento. Quindi a chi altri dovrebbe applicarsi il discorso, fatta unica eccezione per i servizi fondamentali (sicurezza e sanità)?

  • Paolo Antonello

    Ringraziate “l’idiota della Bocconi” e la chiesa di Roma che non l’ha ancora scomunicato senza dimenticare i sindacati perchè, far lavorare alla festa, fa comodo alle coop