Speedway, il ct Castagna: «Marzotto, aiuta di più i piloti italiani»

Il campione di Arzignano replica a “Charlie Brown”. Piloti professionisti? «Solo uno: Covatti»

Armando Castagna, veneto di Arzignano (in foto), è uno dei grandi nomi dello speedway mondiale. Prima come pilota pluricampione, oggi come dirigente: è infatti presidente della Commissione della Federazione Internazionale Motociclismo che sovrintende a tutte le specialità di questo sport. È anche coordinatore del Comitato speedway e flat track di Federmoto. Chiamato in causa da Giuseppe Marzotto, anche lui ex pilota (“Charlie Brown”) e oggi costruttore di motori, nella intervista pubblicata da Vvox il 1° aprile, dice la sua.

È vero allora che lo speedway italiano è in crisi?
Sono d’accordo con Marzotto: non sta attraversando un periodo felice.

Marzotto l’ha chiamata in causa. Davvero ci sarebbe una concorrenza commerciale fra lei e Marzotto?
È una accusa inconcepibile. Non sono in alcun modo legato alla Jawa né potrei esserlo per il ruolo che ho in FMI. È Marzotto piuttosto che dovrebbe aiutare di più i piloti italiani, anziché seguire solo quelli stranieri che partecipano al Mondiale. La verità è che lui è arrabbiato con me perché, quando correvo, ho lasciato la GM per passare con la Jawa.

E allora quali sono le cause della decadenza del nostro speedway?
Soprattutto la chiusura delle piste. Perché quelle esistenti non erano adeguate all’agonismo, perché anche le poche nuove hanno dei limiti per rispetto dell’ambiente. Sorgono spesso vicino all’abitato e il rumore delle corse è forte, anche se abbiamo abbassato i decibel degli scarichi delle moto.

Perchè i piloti italiani non montano i motori della GM di Marzotto?
Perché il suo motore costa cifre non indifferenti. Fino a tre anni fa la GM aveva il monopolio mondiale, poi Jawa e una nuova marca, la GTR, sono molto cresciute e oggi producono propulsori che costano meno e quindi i nostri piloti non sono più costretti ad usare quelli di Marzotto.

La GM ha vinto 66 titoli mondiali. È esagerato quello che dice Marzotto, cioè che si vince solo con i suoi motori?
Bisogna chiarire due cose. Primo: la GM non è riconosciuta dalla FMI né come costruttore né come accessorista. Secondo: Marzotto non produce motori completi, li vende smontati in kit. Sono assemblati dai preparatori che li modificano quasi completamente. Senza il loro intervento GM non avrebbe mai vinto tutti quei mondiali.

Potrebbe anche essere che i piloti italiani non vogliano sacrificare per emergere.
I nostri ragazzi hanno pochi soldi e si fanno in quattro per correre. Anni fa, quando lo speedway era più popolare, c’erano più risorse ed era tutto più facile. Oggi, ciò nonostante, i nostri piloti riescono a ottenere risultati. Nel 2016 l’Italia ha vinto per la prima volta il Campionato europeo a coppie.

Ci sono piloti professionisti in Italia?
Ce n’è uno solo, il campione nazionale Nicolas Covatti. Tutti gli altri sono semiprofessionisti. Covatti è un argentino con passaporto e licenza italiana ed è il più forte dei nostri conduttori. La Federazione sta lavorando da qualche anno per far crescere una nuova leva di piloti. Con l’aiuto dei Motoclub abbiamo creato scuole per neofiti a cui hanno partecipato 500 giovani. Purtroppo ne sono usciti solo dieci nuovi piloti. Lo speedway è uno sport difficile, estremo. Le moto sono poco reperibili.

Come va lo speedway nel mondo?
In Oceania è molto praticato. In Europa ci sono paesi in cui è popolare, altri in cui è un po’ in declino. Polonia, Russia, Germania e Scandinavia sono le nazioni leader. Continua ad andar bene anche nel Regno Unito, la patria dello speedway nel Vecchio Continente. Austria, Ungheria, Croazia e Slovenia invece soffrono un calo di diffusione, per lo stesso motivo dell’Italia, la chiusura delle piste.

Il suo obbiettivo come massimo responsabile della specialità in Italia?
Sto lavorando soprattutto per mantenere lo speedway ai livelli attuali. Vedremo se sarà possibile migliorare la situazione.

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