«Venezia, al Tronchetto in arrivo le mafie»

La denuncia di Dianese, scrittore e cronista del Gazzettino. Che al sindaco Brugnaro dice: «serve una caserma di carabinieri»

Condividi
Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on LinkedInEmail to someone

«La malavita organizzata al Tronchetto c’è almeno da trent’anni. Inizialmente è stata in qualche modo tollerata. Poi quel posto è divenuta una sorta di enclave dove gli operatori turistici che non fanno parte di quel giro sono tagliati fuori. Come è di fatto è tagliata fuori la Actv, ovvero la società municipale dei vaporetti che lì ha sì un approdo dal quale però passa pochissima gente lasciando il grosso business ai lancioni privati». A parlare è Maurizio Dianese, cronista di lungo corso del Gazzettino, scrittore e storico osservatore delle vicende della mala del Brenta, nonché attento osservatore della vita amministrativa della città di Marco Polo.

Recentemente il suo nome è balzato alla ribalta dopo che il giornalista ha patito un duro attacco da parte del sindaco di Venezia Luigi Brugnaro, che lo ha accusato di «mancanza di etica» senza ulteriori precisazioni, dopo un paio di approfondimenti firmati da Dianese sulla presenza storica del crimine organizzato al Tronchetto (in foto uno scorcio) e sullo «spoil system che ha interessato ca’ Farsetti», una girandola di nuovi arrivi dirigenziali, molti dei quali  vicini al sindaco. «Onestamente mi spiace che Brugnaro non sembri capire la portata del problema del Tronchetto – spiega il cronista – perché il problema c’è e dura da anni. E per risolverlo una caserma dei Carabinieri sul posto potrebbe essere molto utile. Anche se l’operazione sembra sparita dai piani della giunta».

La questione Tronchetto e dei rapporti con la malavita degli operatori turistici e commerciali lì dislocati  Dianese l’ha sviscerata più e più volte sulle colonne del Gazzettino: «Siamo di fronte ad un business chiuso. Nel senso che altri possibili competitor sanno che in quella piazza non debbono mettere piede». Un giro d’affari ben oliato, quello dei turisti che giungono a frotte in pullman su quell’isola artificiale posta dopo il ponte della Libertà, «con cui campano decine e decine di famiglie e che a spanne genera un giro d’affari quantificabile in circa duecento milioni di euro all’anno. Un flusso che in parte potrebbe finire ad altri operatori non legati al giro del Tronchetto o addirittura al Comune. Tuttavia tanto per fare un esempio quando passi per l’imbarco di Actv non vedi alcun turista». La storia si ripete da anni. I vacanzieri sono tutti, o quasi, deviati dai mediatori delle compagnie dei barconi a motore, «i famigerati lancioni», appunto verso i propri mezzi. Con quelle barche veloci vengono portati sino a piazza San Marco «uno dei centri del turismo mondiale». Ma tra quei mediatori che svolgono in strada la loro attività non mancano i pregiudicati.

«Il problema è che i processi penali ci sono stati, ma le condanne sono state poca cosa. Motivo per cui la situazione rimane, al momento, così com’è». Quando «Felice Maniero», l’ex boss della mala del Brenta, «capì l’importanza di questi flussi impose una specie di pizzo, ma lasciò questo traffico sostanzialmente intatto in mano alla cosiddetta banda dei mestrini. Un traffico non da poco visto che ogni anno in laguna arriva una trentina di milioni di turisti».

Recentemente sia l’autorità portuale, sia le compagnie marittime, per non parlare della società aeroportuale Save, hanno prospettato un massiccio aumento degli arrivi. La domanda nasce spontanea: è possibile che tale incremento induca le mafie a cercare di entrare in queste lucrose attività? «Da alcune risultanze investigative – spiega il giornalista – si è potuto evidenziare che Cosa nostra e ‘Ndrangheta si sono già messe in movimento. Basti pensare alla presenza in loco di Vito Galatolo» nonché alle sue liason col tessuto economico del Tronchetto come riportato da tutta la stampa veneta l’anno passato. «In ogni caso – precisa poi Dianese – è chiaro che un ulteriore sviluppo turistico e un eventuale tentativo da parte del Comune e delle altre autorità di deviare quei flussi lontano dal Tronchetto non coglieranno impreparati certi soggetti. I quali stanno spostando i loro avamposti altrove. A partire da Punta Sabbioni» un altro importante approdo navale a Venezia sito nel comune di Cavallino Treporti.

A breve alcuni membri della Commissione parlamentare antimafia saranno nel Veneziano per un paio di incontri pubblici. Quasi in contemporanea a palazzo Ferro Fini si insedierà l’Osservatorio regionale del Veneto sul fenomeno mafioso. Quale invito si può lanciare alle istituzioni in un momento come questo? «Bisogna accendere un faro potente sul Tronchetto. Ovviamente – rimarca il cronista – è difficile prevedere con precisione assoluta quanto la vecchia mala, che già preoccupa di suo, rimarrà a presidiare quei luoghi. Però, quando poi arriveranno in pianta stabile le mafie, ed è solo questione di tempo, allora il pericolo per il territorio sarà ben più grave».

Tags: , , ,

Leggi anche questo