«Grandi Navi, stop al Vittorio Emanuele? Galletti ha fatto bene»

Lo storico esponente dei comitati: «ricorso al Tar contro una dichiatazione stampa? Già oggi quel canale è il killer della laguna»

«Al mio ministero sono arrivati finora solo due progetti, il primo quello del Lido, ha avuto parere positivo pur con alcune prescrizioni. L’altro, quello dello scavo del nuovo canale Contorta Sant’Angelo, parere negativo». Quando alcuni giorni fa sulla stampa veneta è stato dato conto di questa uscita del ministro dell’ambiente Gian Luca Galletti, la politica veneziana è andata in subbuglio. Se da un verso c’è chi come il Pd di Ca’ Farsetti ha accolto con favore la notizia, da parte di Comune e Porto, stando a un’indiscrezione della Nuova Venezia, potrebbero esserci possibili ricorsi al Tar: il tutto mentre Mdp col deputato Michele Mognato parla di atteggiamento non chiaro da parte del ministro alle infrastrutture Graziano Delrio, che sulla vicenda terrebbe una condotta meno netta di Galletti.

Di avviso ancora diverso è però Silvio Testa, già cronista del Gazzettino, noto al grande pubblico grazie ad un documentario su Venezia andato in onda sulla Rai che fece infuriare Brugnaro e per anni portavoce del comitato No Grandi Navi (dal quale si è un po’ alla volta allontanato quando quest’ultimo ha virato verso una soluzione progettuale, quella proposta da Duferco). «A priori io non sono favorevole o contrario ad alcuna opzione – argomenta Testa – ma sarebbe auspicabile, prima di prendere ogni decisione, definire una soglia di sostenibilità in termini di numero dei vascelli in transito e di stazza degli stessi, ancor meglio mettendola in relazione con una seria e rigorosa analisi costi benefici: perché bisogna capire tra le altre quanto questi flussi generino ricchezza e quanto questa sia diffusa o concentrata in poche mani». Il riferimento alla lobby degli armatori è chiaro.

E poi? «Se poi si appurasse che le infrastrutture attuali non sono in grado di reggere un traffico, ripeto, compatibile e sostenibile per la città, allora e solo allora si potrà indire un bando internazionale nel quale si pongano tutti i limiti, tutte le condizioni nonché le variabili evidenziate in precedenza. Fatto tutto ciò si potrà constatare quale sia la migliore proposta. E magari potrebbe pure vincere il progetto Duferco». Il quale prevede un avamporto fuori laguna e un servizio di collegamento con la parte insulare di Venezia, così sostengono i fautori, garantito da lance-navetta a bassissimo impatto ambientale.

Quello che invece accomuna i fautori della cosiddetta opzione zero come Testa, con i comitati No Grandi Navi e con i sostenitori della opzione Duferco, è invece la necessità di non ampliare il canale Petroli meglio noto come canale Vittorio Emanuele: un manufatto realizzato tra il 1960 e il 1970 a supporto del Petrolchimico di Marghera. Si tratta della condizione preliminare per realizzare il cosiddetto canale Sant’Angelo o Contorta bis, la soluzione sposata dal sindaco Brugnaro. «Ma il Vittorio Emanuele – attacca Testa che sull’argomento ha scritto un pamphlet al vetriolo – già oggi è il killer della laguna di Venezia. Ampliarlo completandolo come sembra volere il sindaco, prevedendo un ingresso delle navi alla bocca di Malamocco in una con la divisione de facto della stessa laguna in due bacini, è folle. È una pazzia vietata dal buon senso oltre che dalla legge. Pensare di contenere gli effetti idraulici di una tale infrastruttura nell’alveo del nuovo canale, perché alla fine di nuovo canale si tratta, è un approccio novecentesco al problema. Anzi ottocentesco».

Sul fronte delle carte bollate la situazione rimane effervescente. Da un lato i comitati a metà marzo hanno annunciato un’azione giuridica ad ampio spettro che coinvolge Procura della Repubblica e Corte dei Conti, diffidando il ministero delle Infrastrutture a procedere con ipotesi progettuali che non possano contare sull’ok della commissione Via: nullaosta che il piano Duferco ha già ottenuto. Ma alla notizia di questi giorni di un «non ben precisato possibile ricorso al Tar» da parte di Comune e Autorità portuale, Testa rimarca il suo scetticismo: «Contro che cosa vogliano ricorrere non l’abbiamo affatto capito. Si pensa per caso ad impugnare una dichiarazione alla stampa di Galletti? Onestamente – prosegue il giornalista – non è un ministro che mi entusiasma, ma in questa circostanza è stato rigoroso ribadendo a voce alta quali siano i vincoli imposti dalla legge. I quali rendono impraticabile la proposta di un nuovo porto passeggeri a Marghera».

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