Sboarina: «Verona non è solo Piazza Bra»

Intervista esclusiva al candidato sindaco di centrodestra. Agsm con Aim Vicenza: «perchè non con altri?». Unioni civili: «celebreranno altri». Trasparenza: «tavolo permanente con gli altri candidati»

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Alla fine dal cappello del centrodestra veronese è spuntato lui, Federico Sboarina, il candidato civico con storia a destra (Alleanza Nazionale, Pdl), profilo adeguatamente moderato (come la sua associazione, Battiti) e pedigree da anti-tosiano di ferro (diventato tale, come tutti coloro che negli anni hanno abbandonato al suo destino centrista e filo-renziano il sindaco Flavio Tosi, dopo esserne stato un sostenitore, e nel suo caso, assessore allo sport dal 2007 al 2012). Avvocato, 46 anni, cattolico, il suo nome ha messo d’accordo Lega Nord e Forza Italia – a parte i fratelli Giorgetti, e in particolare Alberto furibondo per lo “scippo” della candidatura, che considerava sua – dopo mesi di incertezze e tira e molla. In questa intervista esclusiva, Sboarina spiega e si spiega per la prima volta in profondità.

Partiamo dalla sua candidatura unitaria. La Lega aveva presentato un suo candidato di bandiera, ma in realtà, avendo messo la bandierina già a Padova con Bitonci, rinunciarvi non ha sorpreso nessuno. Quanto deve ringraziare Massimo Bitonci?
Sinceramente, sono tre anni, da quando la maggioranza di Tosi è implosa, che ci stiamo lavorando. Con il presupposto che nessuno metteva il paletto sulla candidatura. La Lega non ha mai messo un veto, un diktat. Per la prima volta non c’è stato un tavolo nazionale a cui si sia adeguato quello locale, ma il contrario. L’imput è sempre stato questo: “sul territorio decidete voi”. Diciamo che il fattore Bitonci ha dato una spinta al processo.

Berlusconi però aveva designato Alberto Giorgetti. Come vede Sboarina l’opposizione sua e del fratello Massimo alla sua candidatura?
Non scendo in polemica con nessuno. Alla fine stiamo parlando di due fratelli, non di Forza Italia, che è schierata qui. Ognuno fa le sue legittime scelte. Sembra impossibile, però, che possano andare con Tosi, sarà sicuramente una boutade giornalistica.

Lei ha rotto con Tosi ormai molto tempo fa. Se le chiedo di elencare come ha fatto opposizione anti-tosiana in questi anni, cosa mi risponde?
Come Battiti abbiamo lavorato sul programma, con lo spirito dei pionieri, fin dal 2012. Pian piano ci siamo costruiti uno spazio, quando allora ci prendevano in giro chiamandoci “battuti”, dicendo “ma dove volete andare?”. Allora erano tutti con Tosi, anche la Lega. Ma non abbiamo mai fatto qualcosa “contro” Tosi, contro qualcuno, col presupposto di essere “anti”. Ricordo la battaglia, vinta, contro il cimitero verticale, quella, che invece purtroppo è stata persa, contro l’Esselunga. Ma se Tosi  parlava di “smart city”, noi continuiamo a condividere ancora oggi.

Senta, ma secondo lei cos’è che ha fatto cambiare politicamente Tosi?
Nel 2012 percepivo già che qualcosa non andava. Non volevo fare lo schiavetto dell’uomo solo al comando. Il fatto è che Tosi ha usato Verona come trampolino di lancio per la sua carriera personale. Ha ancora appeal, anche se ha perso smalto, ma dal 2012 è cambiato il mondo. E mentre nella prima giunta si correva, nella seconda l’andatura è stata quella del bradipo.

Quindi è impossibile un dialogo con lui al ballottaggio?
E’ molto, molto, molto difficile. Diciamo al 99,99 periodico. Qualcuno ha anche mandato una lettera a Berlusconi in cui si dice che sono un finto civico, uno xenofobo… Io voglio vincere, ma vincere bene. Nel senso di convidere un progetto comune, non poi trovarmi per cinque anni a dover contrattare su tutto. Ben vengano però le osservazioni esterne, da tutti. Per esempio, un’idea che realizzerò da sindaco è di istituire una commissione con tutti i candidati sindaci per segnalare le cose che non vanno. Ma sottolineo che io, di mio, sto bene così, ho una famiglia e un lavoro.

A proposito, domanda all’americana: quanto ha dichiarato l’anno scorso?
Faccio l’avvocato, lavoro molto bene.

Un clamoroso cambiamento di Tosi che sul piano politico e simbolico ha segnato uno spartiacque è stato il suo sì al registro delle unioni civili, altrimenti note come coppie di fatto (e gay). Lei, da sindaco, le celebrerebbe?
Come linea generale cercheremo di rimettere al centro la famiglia naturale. Non sono contrario al riconoscimento di diritti, ma sono contrario alla parificazione al matrimonio e alla possibilità che possano portare all’adozione. Ma al primo posto c’è il rispetto delle istituzioni.

Ma quindi le celebrerà, oppure no?
Come avviene per altri settori in cui un sindaco delega, delegherò ad altri.

Passiamo in rassegna un po’ di punti amministrativi, partendo dalle aree commerciali. L’Ikea a Verona le va bene dov’è stato stabilita?
Non si parla solo di Ikea, che è una parte, di proprità di privati, all’interno dell’area Marangona. E’ una porzione dell’accordo di programma sul Quadrante Europa. E ricordo che l’Ikea ha anche parti di industriale e artigianale. Quest’area deve essere messa a disposizione del Quadrante Europa. Potrebbe essere l’occasione per far rientrare a Verona l’industria e gli artigiani. Penso a una “free zone” con fiscalità agevolata per chi assume a tempo indeterminato. L’accordo, comunque, dovrà passare in Regione con la variante. Abbiamo perso quattro anni, la giunta ha cambiato tre assessori all’urbanistica.

Verona è una delle poche città con delle acciaierie a ridosso del centro storico. Un’anomalia da correggere con una ricollocazione?
Ormai c’è stato uno sviluppo urbanistico così. Ricollocazione? Sì, a patto di mantenere i posti di lavoro. E’ un tema su cui lavorare, trovando però il posto giusto, altrimenti si rischia solo di spostare il problema.

La Ztl in centro la teniamo?
Con la sovrapposizione di linee avvenuta a suo tempo con la fusione in Atv si sono liberate risorse per parcheggi con navetta a prezzo popolare in zona stadio e alla Fiera. Allo stadio si può ancora fare, alla Fiera è cambiato tutto, ormai il danno è stato fatto.

L’aggregazione fra Agsm e la vicentina Aim rischia di andare a dopo le elezioni. Lei è favorevole?
Favorevole a cosa, di preciso? C’è solo un indirizzo. Può essere utile, ma perchè Vicenza sì e, faccio un esempio, Brescia no? Ma chi è che a fine mandato a va discutere di scelte strategiche che condizionano la città per anni, com’è per l’Arsenale che bloccherà il bilancio per vent’anni?

Che ne pensa della proposta di mettere il velo all’Arena?
Se quando hanno rubato i quadri al museo di Castelvecchio è come ci avessero rubato i gioielli di famiglia, mettere il cappello all’Arena è come se alla famiglia facessero male fisico. Sulla Fondazione Arena, invece, dico solo che abbiamo avuto un’amministrazione senza neppure un assessore alla cultura. Tosi ha pensato ad altro, e ha trattato l’Arena o il Teatro Romano per eventi da quattro soldi, invece di valorizzarli come meriterebbero, anche perchè sono un volano per il turismo.

Cioè come?
Creando percorsi e occasioni per valorizzare i quartieri, altrimenti poi ti trovi ai mercatini di Natale, per carità bell’idea, pigiato al punto che non ti puoi muovere. Verona non può essere solo Piazza Bra. Il vero problema sono le periferie.

Sull’accoglienza dei migranti che chiedono asilo immagino la sua posizione contraria in linea di principio all’atteggiamento di apertura generalizzata. Ma nel concreto, assumerà un atteggiamento collaborativo con la prefettura, o farà ostruzionismo come alcuni sindaci?
La mia posizione generale è che si accolgono solo i veri rifugiati, che sono una percentuale minima. Il problema sta nei tempi di identificazione. Ma è importante l’impostazione culturale: sì solo ai veri profughi.

Verona è una città infiltrata dalle mafie, in particolare dalla ‘ndrangheta: le interdittive e le parole del prefetto Mulas parlano chiaro. Su questo ci siamo, o è un’offesa per Verona anche solo parlarne?
Che la mafia in Italia non sia più coppola e lupara, ma vada dove c’è ricchezza, questo è evidente. E Verona è in Italia. Dobbiamo creare tutti gli anticorpi possibili contro l’infiltrazione mafiosa.

Per esempio come? Cosa farà sul fronte della trasparenza in Comune?
Le linee guida dell’Anac dettano una normativa molto complessa e tassativa: già un’applicazione ferrea delle norme contribuirà a fare del Comune, come intendo fare io, una teca di cristallo. E insisto sulla commissione con gli altri candidati sindaci, che possiamo chiamare di verifica periodica. Ma non ogni sei mesi: ogni settimana.

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