«Tasse universitarie troppo alte, mi taglio le vene»

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Si è tagliato le vene per protesta contro le tasse universitarie troppo alte. Gabriele Gattozzi, disoccupato 47enne e matricola di infermieristica all’Università di Verona, ha scritto una lettera alle istituzioni locali e ai giornali in cui ha spiegato i motivi del suo gesto. «Mi sono rimesso a studiare per trovare un lavoro (…) Ho pagato la prima rata di 900 euro e ho presentato domanda di riduzione per la seconda perché sono disoccupato, nullatenente e non ho mai beneficiato di alcuna forma di sostegno al reddito -, esordisce il messaggio riportato da Camilla Ferro a pagina 15 de l‘Arena – Convivo con la mia compagna, unica fonte di entrate del nostro nucleo familiare per circa 12 mila euro annui».

«La risposta dell’università? Hai i tuoi genitori, pagherai le tasse sul loro Isee – rileva amaro l’aspirante infermiere -. Mi hanno inserito nella terza fascia di reddito, la più alta (sopra 55mila euro) ed a fine maggio dovrò pagare per intero la seconda rata di 1.200 euro (…) a 47 anni suonati, non sono mantenuto dai miei anziani genitori che vivono a Pescara ed hanno già a carico mia sorella disabile». Gattozzi ha cercato di ottenere una riduzione consultando i vertici dell’Università e tutti gli uffici ma gli hanno sempre risposto picche perchè non ha i requisiti: «stamattina sono andato a palazzo Giuliari a tagliarmi le vene, perché sono demoralizzato, deluso, arrabbiato, sfiduciato, esasperato…Sono costretto a lasciare gli studi a causa di un accanimento burocratico insensato». E conclude con una provocazione: «se fossi stato un immigrato forse mi avrebbero dato una mano».

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  • Ilario Fantuzzi

    E’ vergognosa la situazione: pensate che c’è una tassa per il “diritto allo studio”. Chi la deve pagare? I laureati che fanno domanda di dottorato di ricerca. Cioè laureati di alto livello ma disoccupati.
    Mi piacerebbe sapere che ha coniato il nome “tassa per il diritto allo studio” e ripristinare la berlina!