Serie B, che disastro: il “doping” da paracadute e penalizzazioni

Coinvolto un terzo delle squadre del girone: influenzate promozioni e retrocessioni

Lo scandalo della serie B 2016-2017 non conosce limiti. È un campionato ampiamente falsato dall’inizio e quanto sta succedendo proprio nell’ultima e decisiva tranche della stagione appesantisce il clima di confusione e di incertezza.

Già in partenza c’erano tre squadre, Verona Frosinone (in foto l’allenatore, Pasquale Marino) e Carpi, che partivano favorite non tanto per meriti sportivi o capacità manageriali quanto piuttosto per le abnormi risorse di cui erano dotate dal sistema della cosiddetta «mutualità». È comunemente chiamato «paracadute» e consiste in un bel pacco di milioni (sessanta, per la precisione) che le tre retrocesse ricevono ogni anno per compensare il declassamento. In dettaglio il Verona ne ha incamerati 25, le altre due si sono divise il resto. È chiaro che una dotazione extra di questa portata consente ad un club di Serie B di allestire una squadra superiore alla media della categoria. Nel corso del campionato se ne è avuta la conferma: Verona e Frosinone sono in corsa per la promozione diretta, il Carpi ha ancora la possibilità di arrivare alla promozione attraverso i play off.

La corsa alla Serie A è quindi palesemente dopata dal «paracadute», anche se bisogna ammettere che l’aiutino alle retrocesse non sempre basta a bloccare il meccanismo delle promozioni. Quello che disturba, che non è proprio sportivo, è che nessuna società alza la voce contro questo meccanismo distorsivo. Probabilmente va bene a tutti perché, in fondo, c’è sempre la speranza di poterne approfittare.

Le penalizzazioni in classifica sono l’altra circostanza che sta falsando il campionato. Il Regolamento prevede che, se una società non paga stipendi e contributi alle scadenze periodiche distribuite durante la stagione, riceve come sanzione alcuni punti di penalizzazione da scontare già in corso di campionato o all’inizio del successivo (per le omissioni più recenti).

A poche giornate dalla fine sono tre le squadre già penalizzate a questo titolo: il Benevento (-1), il Latina (-2) e il Pisa (-4). I campani stanno disputando un ottimo campionato e non hanno risentito del punto tolto (che consegue a mancati versamenti della stagione precedente). Pisa e Latina invece occupano rispettivamente penultimo ed ultimo posto e sono virtualmente già retrocesse. Anche la lotta per non retrocedere è inquinata da questo sistema sanzionatorio che, se sotto un profilo di giustizia sportiva, è condivisibile, si sta dimostrando falsante dal punto di vista agonistico.

Bisogna aggiungere che la situazione societaria dei due club è ancora peggiore di quella sportiva. Il Pisa è letteralmente mantenuto dalla Lega di Serie B, visto che non ha nemmeno un proprietario, per lo meno in senso proprio. Il Latina è fallito e non si è ritirato dal campionato solo perché il giudice fallimentare ha consentito l’esercizio provvisorio in attesa delle aste per la cessione del titolo, se mai ci sarà. Si parla insomma di due club che non sanno nemmeno se esisteranno ancora l’anno prossimo.

Mettiamoci infine l’Avellino. La squadra irpina è stata sanzionata con 3 punti per responsabilità oggettiva in una vicenda di illeciti. Non rischia molto perché la classifica, anche così, è tranquilla ma, se i punti fossero stati 7 (come aveva chiesto la Procura federale) oggi sarebbe molto vicina alla zona retrocessione.

Tutto questo non basta per falsare un campionato? Non nascono automaticamente dubbi, sospetti, malizie sulla regolarità di certe partite? La perversa combinazione di «paracadute» e penalizzazioni, che coinvolge ben sette squadre (pari a un terzo del girone), toglie molta credibilità e sportività ad un campionato che già è di un livello tecnico e spettacolare molto scadente, che ha pochi e sempre meno spettatori e che di emozioni riesce a darne davvero ben poche.

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