Sacrifici e solitudine: vite perdute (e ritrovate) di vittime di BpVi e Vb

Le vicende di anziani travolti dal crac delle ex popolari venete nel racconto del team della Regione Veneto contro il disagio psicologico

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Vite perdute. Ma anche, tragicamente, che nel crollo ritrovano, o intensificano, il senso dell’umanità, dei legami – dell’amore, per dirla con una parola purtroppo banalizzata. Sono alcune storie, estreme, casi-limite, punte dell’iceberg del disagio psicologico derivato dal disastro di Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca. Sono le vicende umane seguite dal progetto “InOltre”, l’unità speciale della Ulss 8 nata su input della Regione e che opera in tutto il Veneto, coordinata dalla psicologa scledense Emilia Laugelli con il supporto specialistico del professore Gianpiero Turchi. Il loro lavoro è balzato più volte agli orrori della cronaca (compreso un approfondimento sulle colonne di Vvox). Oggi la Laugelli ci racconta di drammi ancora più profondi, perchè affondavano le loro radici nella “normalità” di prima, quando le finanze di queste persone (i cui nomi e riferimenti geografici sono volutamente omessi, come prescrive la legge) si cullavano nella certezza della “musina”, del salvadanaio delle due ex popolari.

LA ZIA MARA
Mara, nome di fantasia, è un’ex operaia veneta che in fabbrica ha speso i suoi anni migliori. Una vita fatta di sacrifici e in parte di solitudine. Mai sposata, oggi ha più settant’anni e può fare affidamento su una pensione tutt’altro che rotonda. Con scrupolo, parsimonia, pazienza e privazioni piccole e grandi, risparmiando sul centesimo, sul cibo, sulle ferie (trascorse sempre a casa), sul vestiario, aveva messo da parte una cifra che doveva garantirle una certa tranquillità in casa di cura per la vecchiaia, quando non si è più autosufficienti. Un’esistenza di solitudine e lavoro, lavoro e solitudine. Ma con una speranza: assicurare ad una nipote cui è particolarmente affezionata un lascito, sia pur modesto. Una somma che avrebbe potuto aiutare la ragazza ad affrontare la vita con qualche asperità in meno rispetto a quella della zia: un riscatto.
Quando a Mara viene comunicato il tracollo del valore delle azioni di Veneto Banca e di Popolare di Vicenza nelle quali aveva investito i suoi averi, il sangue le si gela nelle vene. Non reagisce. A differenza di altri azionisti, la donna non è nemmeno mossa da quella rabbia vitale che ha animato tanti truffati. Dentro di lei però è rimasta comunque un po’ di forza per chiedere aiuto. Viene in contatto con il numero verde del servizio approntato dalla Regione e gli esperti coordinati dalla Laugelli si mettono subito in moto. Dovunque è richiesta assistenza, il pronto intervento “anti-disperazione”, che ormai ha sotto mano oltre 3500 casi, arriva di corsa. E così è stato per Mara. In casi come questi la famiglia è essenziale. Lei invece è sola. La nipote, da oggetto del suo affetto quasi materno, diviene la sua unica ancora di salvezza: «Zia questa cosa la affrontiamo insieme, non sarai lasciata in disparte, non preoccuparti per me posso andare tranquillamente avanti anche senza quel generoso aiuto che mi avevi promesso».

PIERO IL SOLITARIO
Piero (altro nome inventato) è più giovane. Ma il destino con lui è altrettanto spietato. Impiegato, appena va in pensione investe risparmi e pure il Tfr in un mix tra azioni di Veneto Banca e BpVi. Anche la sua è una vita fatta di duro lavoro e, anche qui, solitudine: non ha molti parenti né amici. I risparmi messi da parte gli servono in primis per garantirsi quella autonomia di cui è fiero da sempre. Quando il fisico non glielo permetterà più ha già pensato ad una badante. Vive in una casa di proprietà. E vuole restarci il più a lungo possibile: l’istituto per anziani non lo alletta. Quello dell’autosufficienza, per un anziano, è un punto d’onore che spesso si fa fatica a comprendere.
Quando gli viene prospettata la debacle delle due banche per certi aspetti il suo dissidio diventa ancora più devastante. Inizialmente non può o non vuole condividerlo con nessuno: la vergogna, per una colpa che non è sua, lo divora dentro. E la paura della vergogna fa novanta. L’anziano si sente senza ormeggi in balia di eventi che mai avrebbe previsto. Ancora una volta però i taccuini del team dell’ospedale di Santorso con pazienza tornano ad aprirsi.  Agli operatori l’uomo racconta senza filtri la sua esperienza. A partire dal rapporto con i bancari: in loro Piero aveva riposto la fiducia più assoluta. E in una vita fatta di pochi rapporti umani quegli uomini agli sportelli che gli consiglieranno un impiego del risparmio che avrà poi un esito disastroso, erano come parenti. Ai quali affidare i segreti della propria storia patrimoniale. Quello che si consuma dopo tuttavia è un voltafaccia che ha il sapore del tradimento ed il profumo del colletto bianco inamidato. Ma che fa male come una coltellata alle spalle. Così male che non c’è nemmeno spazio per incazzarsi.

LA FORZA DEI LEGAMI SOCIALI
Nel caso di Piero, ancor più che in quello di Mara, per uscire dall’impasse di un mondo improvvisamente divenuto ostile diventa fondamentale il rapporto con gli altri soci. Lui lo coltiva un po’ alla volta sostenuto passo passo dal team di Santorso. E così scopre una realtà completamente nuova per lui, fatta di confronto, di partecipazione alle assemblee pubbliche, di condivisione anche affettiva del dolore e delle esperienze con chi ha affrontato ostacoli più o meno simili. L’uomo matura una vera e propria coscienza sociale. S’informa instancabilmente su quotidiani, stampa specializzata, approfondimenti on line: il tema dei rovesci bancari diventa prima motivo di approfondimento personale, poi di discussione collettiva fino alla consapevolezza civica che in passato non aveva mai maturato. Rovescio positivo di una crisi esistenziale. «Eterogenesi dei fini», per dirla con il filosofo (e psicologo) Wilhelm Maximilian Wundt.

LA LUCE DAL BUIO
Piero e Maria hanno camminato lungo un percorso spossante. All’inizio tensione alle stelle, insonnia, senso di frustrazione ed impotenza, travolgendo quei blocchi emotivi che hanno segnato non solo l’animo ma anche il corpo dei due anziani, che com’è noto somatizza lo stress. Difficile dire se quelle ferite si avvieranno mai alla guarigione definitiva. Ma la forza misteriosa emersa nel momento buio faranno trascorrere ai due anziani una Pasqua meno nera del previsto.

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  • Ugo Agnoletto

    alla sofferenza di queste persone bisogna aggiungere il crollo della fiducia nelle istituzioni che ritenevi non dovessero fregarti. Voglio dire che si è distrutta quella coesione sociale per cui si aveva fiducia in determinate categorie di persone. Adesso chi ricostruisce tutto questo?

  • Paolo Maria Ciriani

    forse questo può insegnarci nuovamente che il denaro non è poi tutto! In particolare il caso di Piero è l’esempio di come una persona quasi isolata dalla società che lo circondava, attraverso questa bancarotta riscopre una consapevolezza civica che aveva perso: ha perso i soldi ma ha riacquistato il senso della sua vita civica e sociale! Bravissima la dr.a Laugelli !

  • giancarlo

    Una devastante perdita di fiducia che nessuna ricapitalizzazione potra’ compensare.