BpVi e Vb, Viola riporta un po’ di speranza

Dopo il prode Iorio ricoperto d’oro, nelle due banche arriva quanto meno il buonsenso. Anche se i problemi restano enormi. Come gli esuberi

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Il dato più positivo, nell’intricata situazione di Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca, è la presenza alla guida di Fabrizio Viola. Sono piaciute la sua chiarezza nell’esprimere i progetti e, confermata pure dal personale dell’istituto, la sua disponibilità ad ascoltare, unitamente al modo di porsi. Il passaggio inBpVi del prode Francesco Iorio, ricoperto d’oro dal suo mentore Gianni Zonin, con le sue ottimistiche dichiarazioni sulle possibilità della banca e sulla sua reddività nell’immediato futuro, presto smentite, mi avevano indotto a diffidare dello stesso. Viola sembra ok: se riesce a smuovere la barca dalle sabbie in cui è incagliata, sarà un’impresa memorabile.

Tre sono le cose su cui mi sembra ci si debba soffermare. La prima è l’azione di responsabilità e richiesta di danni presentata dall’attuale cda della Popolare di Vicenza (non ancora da Veneto Banca, Carrus assicura entro l’estate…) nei riguardi di un bel gruppo di ex amministratori. Apprezzabile la vastità delle persone coinvolte, l’ammontare, non ancora definitivo, dei risarcimenti richiesti, e la buona rapidità nel presentare il conto. A mio avviso, l’azione sarebbe dovuta iniziare già con l’ex presidente Dolcetta e l’ex ad Iorio, ma come noto, i due signori erano stati messi lì previa benevolenza di Zonin.

Il procedere di questa richiesta sarà sicuramente periglioso per i mezzi a disposizione degli interessati e per i tempi della giustizia che preoccupano. A questo proposito, se la magistratura civile troverà fondate le richieste della banca, sarebbe oltremodo urgente un controllo dei beni di appartenenza dei vecchi amministratori e sindaci affinché non siano sottratti alle giuste pretese della danneggiata. Anche un’azione revocatoria dei beni ceduti negli ultimi tempi potrebbe essere contemplata. La cosa che ha, invece, una certa positività è che questa richiesta, basata su comportamenti scorretti degli amministratori, potrà, dio lo voglia, mettere un po’ di pepe sulle parti sensibili della Procura di Vicenza.

La seconda attiene al fatto che una buona parte dei soci colpiti dal crollo della banca ha deciso, magari obtorto collo, di accettare quel modesto ristoro offerto dalla Popolare in cambio della rinuncia ad agire in giudizio. Poiché costoro rimarranno possessori delle loro azioni e poiché gli azionisti di maggioranza hanno tutto l’interesse di proteggere il loro investimento, io spero e mi auguro di cuore che, pur in tempi medio lunghi, gli azionisti colpiti possano rientrare dalle loro perdite, anche se non da tutte.

Il terzo argomento credo sia il più delicato. Si parla di esuberi, tra Veneto Banca e Popolare vicentina 2200 unità. Quando sento parlare di licenziamenti mi viene il magone. So, attraverso amici e conoscenze, quanto sia devastante questa situazione, soprattutto in un periodo così difficile, per persone che hanno responsabilità familiari.

Oltre ai noti sperperi, ad alcune decisioni dissennate, all’acquisto di filiali senza alcuna programmazione logica e sprechi di ogni genere (vedi aperture a Roma e nel Lazio e Sicilia), se i vecchi amministratori avessero letto qualche giornale economico-finanziario, avrebbero saputo che il mercato bancario stava cambiando profondamente. L’home banking avrebbe reso sempre più superflue le aperture di agenzie per avvicinarsi alla clientela.

C’è dell’altro da dire. Ricevuti gli ok dalla Bce e dalla Commissione europea, ceduti tutti gli sportelli che non servono, sistemato, per quanto possibile, il contenzioso con i clienti, c’è da mettere in campo una corretta operazione fiducia che può partire solo da un ridimensionamento generale delle retribuzioni degli amministratori e del collegio sindacale. Si deve rendere merito all’ad Viola che con il suo contratto di consulenza di 700.000 euro (niente contributi, niente benefits, niente liquidazioni) ha reso ancor più indecenti le remunerazioni degli ad passati e dell’ex presidente Zonin che, oltre ad aver fatto quello che hanno fatto, hanno pure dichiarato di non sapere quello che accadeva nell’istituto.

Rimane a chi scrive una curiosità: che ne è di tutte quelle migliaia di immobili ricevuti in garanzia per fidi, prestiti e altro? Non sarebbe bene chiarire ai soci e altri aventi diritto quale sarà la loro sorte e come saranno utilizzate le eventuali somme ricavate dalla vendita?

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  • giancarlo

    Resta da chiarire come farà la nuova banca a recuperare la spaventosa perdita di fiducia tra la popolazione del Veneto.

  • Paolo Maria Ciriani

    sulla faccenda esuberi è arcinoto che all’interno di BPVI ci sono tantissimi dipendenti (di dice circa 700) che hanno raggiunto da tempo l’età pensionabile, ma che Zonin tenne al lavoro solo per motivi clientelari, giusto perchè lo stipendio è un po’ più elevato della pensione. Questa gente va pensionata immediatamente perchè nessuno di loro avrebbe problemi di sopravvivenza economica. Intanto si mandino a casa questi , poi vedremo per gli ulteriori esuberi.