Chuck Berry, l’altro nome del rock ‘n’ roll

John Lennon diceva: «se volete dare un altro nome al rock ‘n’ roll, chiamatelo Chuck Berry». Come scrive Davide Grifone su lintellettualedissidente.it, si può dire quindi dire che il 18 marzo 2017, con la scomparsa di Chuck Berry, è il giorno in cui è morto il rock ‘n’ roll. Charles Edward Anderson Berry nasce il 18 ottobre 1926 a Elleardsville, sobborgo di Saint Louis. Quartogenito di una famiglia benestante, da ragazzo finisce in riformatorio per tre anni a seguito di una rapina. Successivamente comincia a lavorare in fabbrica per la General Motors e come parrucchiere, ma il suo vero amore è la chitarra. È appassionato di blues, ma anche di hillbilly, termine che inizialmente indicava la gente rozza e ignorante, i cosiddetti “redneck” o bifolchi. Negli anni del riformatorio Berry suona con diverse boogie band, finché la sua ambizione lo porta a diventare ospite fisso al Cosmopolitan Club di Saint Louis, dove accresce la sua fama. Nel 1955 si dirige a Chicago per incontrare il suo idolo, Muddy Waters, che lo porterà a registrare il suo primo singolo per la Chess Records: “Ida Red”, titolo poi cambiato in “Maybellene“. Il singolo viene pubblicato il 30 luglio del 1955 e la rivista “Cash Box” lo designa come “Artista più promettente dell’anno”.

È però “Roll over Beethoven” che incarna il vero spirito del rock ’n’ roll, che raggiungerà poi l’apice con “Johnny be good”. Con questa canzone Berry scatenerà tutta la sua verve, inventando anche la sua celebre “duck walk” che diverrà un suo marchio distintivo. Ogni genere musicale che nascerà successivamente sarà in debito con questo artista unico e fenomenale. I Beach Boys ruberanno il giro di chitarra di “Sweet little sixteen” per la loro “Surfin’ Usa”, per poi vedersi costretti a pagare a Berry un milione di dollari sui diritti, mentre i Beatles faranno una cover della frenetica “Roll over Beethoven”. Johnny Ramone, chitarrista della band capostipite del punk, i Ramones, dirà: «non mi sono mai piaciuti né il blues né il jazz, a me piaceva Chuck Berry», a testimonianza che lo spirito del “do it yourself”, che caratterizzerà il movimento punk, ha una forte influenza derivata da “Johnny be good”.

(Ph. GettyImages)

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