Padova, la rivolta: «River Fest, lo faremo anche senza permessi»

Il direttore della mostra cinematografica addebita a Genio Civile e Comune un rimpallo di responsabilità, parlando di possibile figuraccia internazionale

«La nostra kermesse esiste da oltre dieci anni. Abbiamo sempre fatto una fatica pazzesca con i permessi. Ma quest’anno hanno superato il segno per il continuo rimpallo di responsabilità tra Comune di Padova e Regione Veneto. Se le autorità porranno di fatto le condizioni per azzerarla faremo una figuraccia in tutto il mondo del cinema». È un fiume in piena Emilio Della Chiesa. Padovano di origini scledensi, è il direttore del cinefestival indipendente noto come Riff o RiverFest «ben noto agli addetti ai lavori per due peculiarità: la qualità di cartelloni, giurie e quella di godere di un suggestivo schermo di proiezione, usato anche per i concerti, su una zattera che galleggia sul canale Piovego».

L’EREDITÀ DI VIA ANELLI
Ma per capire il motivo di tanta arrabbiatura bisogna riavvolgere il nastro ai primi  2000. Quella zona di padova attorno a Porta Portello se la contende metro a metro la criminalità, straniera ma non solo: spaccio, risse, prostituzione femminile e maschile, coltellate, furti, gang rivali che si affrontano. I residenti sono esasperati anche per la presenza di alcuni locali chiassosi molto frequentati dagli universitari. A tarda notte «tra schiamazzi, gente che si buca, piscia o vomita ad ogni angolo la gente non ne può più». C’è chi propone un presidio permanente di polizia, chi propone un muro con il quale separare l’epicentro del problema, ovvero il famigerato residence di via Anelli in mano alla criminalità nigeriana. Una delle più grandi piazze dello spaccio del Nordest alimentata dalla droga delle mafie nostrane e non. Il muro alla fine nel 2006 viene costruito. Ma si rivelerà un fallimento perché il cuore del problema, anzitutto urbanistico-sociale, non viene affrontato. Le rogne restano.

IL FESTIVAL: «RIMEDIO AL DEGRADO»
«Ed è così che noi residenti del quartiere – racconta Della Chiesa – proviamo a pensare ad una serie di iniziative che nel periodo più difficile, quello della movida tra primavera e estate, funga da presidio culturale buono per contenere il degrado». In quel periodo Della Chiesa, vent’anni d’esperienza alla Biennale del Cinema, è senza lavoro, così escogita assieme ad altri l’idea della kermesse. All’inizio c’è un contributo di 30mila euro del Comune  che poi andrà via via scemando attestandosi sui 18 mila. La mostra poggia su «un bilancio pubblico di 60-70mila euro trasparente e depositato in Comune; nei momenti di attività c’è lavoro per 18 persone regolarmente retribuite. Rendicontati sono chiaramente pure gli ingaggi degli ospiti». Il budget, spiega ancora il direttore artistico, si sostiene in primis grazie alla presenza di un punto di ristoro che garantisce quegli introiti utili per pagare le spese non coperte dai sostenitori: «La gente apprezza, la critica pure, tanto che la manifestazione entra in pianta organica in una serie di circuiti internazionali molto conosciuti dagli specialisti. Più all’estero che in Italia».

BUROCRAZIA, BRUTTA BESTIA
«La prima volta che ci siamo proposti nessuno sapeva chi dovesse rilasciare i permessi. Tant’è vero che in oltre dieci anni di vita le autorizzazioni, come si trattasse di una giostra, sono arrivate di volta in volta dal Genio civile di Padova, competente per le sponde, dall’Ispettorato di Porto di Rovigo, da quello di Venezia, competenti per le strutture galleggianti. Poi c’era l’avallo definitivo del Comune, competente per le questioni annonarie». Fino a che non si giunge ai primi giorni del 2016. Come ogni anno l’associazione che fa capo alla mostra ricomincia il giro delle sette chiese. Ma dal Genio non arriva alcuna risposta. «Salvo poi scoprire noi quasi per caso che lo stesso Genio – attacca Della Chiesa – ha deciso di mettere a gara alcuni spazi per la movida del Lungo Piovego compresi gli spazi in cui ci sistemavamo noi. Ma noi non siamo un’impresa. Noi non abbiamo fini di lucro. Non possiamo competere con le offerte di esercizi che presumibilmente arriveranno a 20mila euro».

GUANTO DI SFIDA
Intanto mercoledì 26 aprile alla sede del Genio civile di Padova ci sarà la sessione di aperture delle buste relative alle offerte per vedere chi si accaparrerà gli spazi. «Abbiamo partecipato anche noi con le nostre minute forze. I residenti sanno delle nostre difficoltà e sono inviperiti. Comunque noi installeremo il nostro chiosco-bar anche senza permessi». La voce tonante è arrivata sino a Palazzo Ferro Fini. Il consigliere regionale Piero Ruzzante (Mdp-Misto) ha vergato una interrogazione al vetriolo. Gli abitanti del rione hanno indirizzato una lettera  al commissario prefettizio patavino Paolo De Biagi che in febbraio ha sostituito l’altro commissario Michele Penta. La città del Santo infatti è senza consiglio comunale dopo che l’ex sindaco leghista Massimo Bitonci lo scorso autunno era caduto per frizioni interne alla sua maggioranza di centrodestra. Il 7 maggio tra l’altro si vota e l’affaire Portello deflagra in campagna elettorale.

POLITICI MEGLIO DEI BUROCRATI
Ma stavolta non sono gli eletti a finire al centro della polemica ma una parte degli apparati burocratici. «Siamo sinceri – sottolinea Della Chiesa – il nostro orientamento culturale, attento alle questioni etniche ed aperto al tema della diversità, non è proprio quello più vicino alla sensibilità leghista. Ma mai e poi mai Bitonci si è sognato di metterci i bastoni tra le ruote, di osteggiarci. Lo stesso dicasi per il suo predecessore del Pd Flavio Zanonato. Anche perché il nostro pubblico è trasversale e tutti, anche coloro che sono distanti dalle nostre scelte artistiche, riconoscono che il festival è un momento di riappropriazione del territorio da parte delle persone e di contrasto al disagio. Tutto ‘sto casino avviene invece quando a Padova c’è il commissario. Il quale dovrebbe limitarsi alla ordinaria amministrazione mentre invece si perita di approvare l’ennesimo shopping-centre ovvero una variante commerciale, dal forte sapore politico-urbanistico come quella di via Paolo Sarpi. Mentre del nostro caso sembra non sapere alcunché».

«FIGURACCIA INTERNAZIONALE»
Se l’evento saltasse «sarebbe l’ennesima brutta figura internazionale. La stampa straniera è stata informata e potrebbe presto occuparsi della cosa». I chiari di luna non sono i migliori: il festival musicale da tempo associato alla kermesse dedicata alla celluloide «è già stato cancellato» si scalda l’art director. In questi giorni è a Berlino per perfezionare alcuni dettagli e per spiegare ai partner tedeschi che hanno collaborato per la selezione dei filmati a concorso che l’evento si terrà ugualmente «costi quel che costi».

ARIA ROVENTE
La decisione di organizzare il festival anche forzando la mano Della Chiesa l’ha presa in queste ore proprio nella capitale tedesca. «Dopo avere formulato gli inviti ai concorrenti non potevo tirarmi indietro». Ma è un salto nel buio. Dall’esito della gara del 26 potrebbe anche venire fuori un risultato non favorevole all’uso degli spazi necessari al Riff. «Ma noi – prosegue il cineasta – installeremo ugualmente tutto l’occorrente. Vediamo se hanno il coraggio di mandare i carabinieri. Noi siamo pronti a rivolgerci alla magistratura se ci danneggiano. Il Genio Civile sta agendo in modo non chiaro. Gli uffici scrivono che la seduta del 26 è pubblica ma contemporaneamente affermano che è riservata a coloro che hanno inviato le offerte. Se nei nostri confronti verrà detto un no è la volta che prendo a sberle più di qualcuno. Sono disposto a finire in galera per una causa nobile». A Palazzo Balbi, sede della giunta regionale, il problema è noto. «Dopo avere informato Regione e comune invitandole a incontrasi – rimarca il direttore – ho avuto modo di parlare con l’assessore alla cultura Cristiano Corazzari della Lega. Il quale ha capito la cazzata che sta combinando il Genio che però adesso non può più tirasi indietro. Mi spiace per quello che sta succedendo anche perché con alcuni funzionari come quelli dell’Ispettorato di porto o come alcuni responsabili degli uffici per la sicurezza del comune di Padova i rapporti sono corretti e cordiali».

IL GIORNO FATIDICO
Ora però l’attesa è tutta per la gara del 26 aprile. Dalle 9,30 alle 12,00 sotto la sede del Genio di Padova in Corso Milano si raduneranno «i residenti incazzati» i quali temono che il festival vada gambe all’aria. Mentre Della Chiesa (in foto) orgoglioso dei suoi trascorsi da di ambientalista, ricorda che il giorno della sua laurea in architettura allo Iuav di Venezia scagliò una scarpa ad uno dei relatori «perché aveva difeso le centrali nucleari. La schivò di un millimetro. Avevo la media del 105… Mi laureai con poco meno di 90. Ma sono fatto così. Io sono figlio di un calzolaio. Io non lancio la penna come un intellettuale… lancio oggetti più pesanti. Io vado avanti pure se siamo scomodi alla lobby di quei locali che fanno affari grazie al degrado e flirtando con la criminalità. Per di più abbiamo la sensazione di essere finiti dentro una battaglia di potere tra il Genio e l’Ispettorato di Porto».