Primarie Pd, Bisato: «autonomia Veneto, una sola linea»

Il candidato renziano alla segreteria regionale sulla sconfitta del 2015: «percepiti come eterodiretti da Roma». La sfida a Zaia su «fondi sanitari e provincia Belluno»

Alessandro Bisato è il favorito nelle primarie del Partito Democratico in Veneto che si svolgeranno in concomitanza con quelle nazionali domenica 30 aprile, dopodomani. Classe 1971, sindaco di Noventa Padovana al secondo mandato (dopo essere stato vicesindaco, assessore e consigliere comunale, la prima volta ben 21 anni fa), è nel Pd fin dalla fondazione, nel 2008, dopo aver militato nella Margherita e prima nel Partito Popolare Italiano. La sua cultura politica, quindi, è quella che un tempo si sarebbe detta democristiana di sinistra. Mentre lo sfidante Giovanni Tonella s’identifica con la mozione Orlando, Bisato è un renziano. Ma non nei toni e nei modi, come si evince dalla misura con cui dosa le parole.

Bisato, il suo avversario, Tonella, ha sostenuto su questo quotidiano online che lei è sostenuto dall’establishment trasformista del partito. La sua, quindi, sarebbe una segreteria all’insegna della continuità. Come risponde? Cosa c’è di innovativo nella sua candidatura e nelle sue idee?
A me interessa poco guardare al passato, preferisco guardare al futuro. Quel che serve è creare una cinghia di trasmissione fra i territori, gli eletti nelle amministrazioni e i rappresentanti in parlamento e in Regione.

Sì ma che gran parte dei maggiorenti del Pd veneto la appoggino è un fatto.
Sì, è un dato di fatto, ma questo dimostra che l’impegno amministrativo è un elemento che ha creato sintonia sulla mia persona. Io sono autonomo, non dipendo da nessuno.

Di chi sono le responsabilità della situazione del partito in Veneto, che dopo le regionali del 2015 ha toccato uno dei suoi punti più bassi? E non intendo solo di chi reggeva il partito, che è ovvio, ma a quali cause imputare il tracollo.
Non riusciamo a interpretare un certo Veneto profondo a livello regionale, mentre in capoluoghi come Vicenza e Treviso o in Comuni medi riusciamo a metterci in sintonia con il tessuto sociale. Sono due i messaggi che voglio dare: uno è fare un’opposizione forte che evidenzino le crepe della politica regionale, e due dettare nostri tre o quattro temi, dando noi l’agenda.

Per esempio?
Temi come il dissesto idrogeologico, l’ambiente, la valorizzazione culturale.

Valorizzazione culturale? Cioè?
La valorizzazione turistica, paesaggistica, storica, architettonica del nostro patrimonio, puntando a quel turismo “lento” che non si limiti al mordi e fuggi in poche città.

Se le dico che il Pd fa fatica a farsi percepire come forza di governo credibile dai veneti perché visto ancora come “di sinistra” o, all’eccesso opposto, brutta copia del centrodestra (in certe sortite sulla sicurezza, sulle grandi opere ecc), lei trova che ci sia del vero?
In quota parte. Il problema è che usiamo ancora schemi da partito ottocentesco, mentre dobbiamo adeguarci ad una società in rapido movimento, culturalmente e negli strumenti informatici. Conservando, sia chiaro, il buono che abbiamo, che sono i rapporti diretti sul territorio, ma mettendo in cima alle priorità il disagio delle nuove generazioni, sapendo interpretarlo attraverso gli strumenti di comunicazione.

Tutto bello, ma in concreto?
Non mettendo in discussione i nostri valori di base, occorrono nuove forme di comunicazione coi corpi intermedi, dai sindacati alle associazioni di categoria.

In pratica mi sta dicendo che non si può limitare al discorsetto di maniera alle assise di Confindustria o della Cisl?
Bisogna andare oltre, lo schema del lavoro e delle professioni è cambiato. Nell’ultima occasione elettorale i veneti hanno preferito l’usato sicuro (il leghista Zaia, ndr), anche se la nostra proposta era valida. Ma è stata percepita come costruita all’esterno dal Veneto, calata da Roma. Serve invece definire una nostra identità regionale.

Si riferisce alla Moretti, la cui campagna è stata gestita manu militari da un team renziano?
In quel momento la Moretti era la migliore espressione del partito, ma non è stata vista come il portato del territorio.

Tutte le innumerevoli gaffes, anche recenti, che l’hanno fatta lasciare il posto di capogruppo in Regione, lei li vede come migliore espressione del suo partito?
E’ uno dei nostri esponenti più validi, ha avuto piccoli incidenti… Certamente vorremmo che uscisse una sola voce, una sola linea. Ad esempio su temi come l’autonomia del Veneto.

Dove invece il suo partito è spaccato, con la Rubinato favorevolissima, e altri schierati apertamente per il no. Lei sostiene che fare campagna per il no al referendum per l’autonomia del Veneto voluto da Zaia sarebbe cadere nella trappola del governatore leghista. E dire di sì non porta acqua al suo mulino, invece?
Dipenda come si dice “sì”. Il mio è un sì all’autonomia amministrativa, e sottolineo questo aggettivo. Significa sì a negoziare sulle materie previste dall’articolo 116 comma 3 della Costituzione, che così com’è è stato introdotto dal centrosinistra nel 2001.

Zaia dice appunto di andare a negoziare forte della legittimazione referendaria.
Dice anche qualcosa di più, perchè surrettiziamente si apre all’ipotesi di indipendenza e secessione, condannata dalla Storia. Quel che bisogna fare è sfidare il leghismo sulle questioni concrete, ad esempio: sono rispettati i costi e parametri standard? Perchè il 75% del fondo che ogni anno viene distributo fra gli ospedali in base al costo storico degli ultimi 8 anni? Perchè non è mai stato applicato lo Statuto regionale sulla maggiore autonomia della Provincia di Belluno? Il referendum veneto, poi, è più generico di quello lombardo, qui da noi si chiede se si vuole più autonomia. E’ come chiedere “vuoi che domani sorga il sole”?

Mi dica qualche differenza sostanziale fra lei e Tonella, per chiudere. Giusto per ravvivare un po’ questa campagna, per primarie che non si annunciano affollate.
Anzitutto siamo gli unici a fare congressi e primarie, a differenza di altri che predicano “uno vale uno” e poi eleggono il candidato sindaco di Verona con ottanta voti.

Le differenze…
Sicuramente ci sono più cose che ci uniscono rispetto a quelle che ci dividono. Probabilmente ci sono sfumature diverse sull’autonomia: lui è più teorico, io più concreto. La responsabilità concreta prevede, ad esempio sui migranti, che si salvino vite umane (questa è la responsabilità), ma dall’altra regole di convivenza, lavori socialmente utili, e rimpatri per i migranti economici (e questa è la concretezza).

E sulla Pedemontana?
E’ una crepa profonda della politica di Zaia, che ci appioppa l’addizionale Irpef. Finora l’abbiamo pagata con risorse pubbliche, bucherellando il territorio, e se non si completa sarà un disastro ambientale. La novità è che di fatto si taglia al privato Sis il rischio d’impresa, garantendo un tot fisso ogni anno per 39 anni. Non è più project, è un leasing.

Ma il contratto va rivisto o no?
Il contratto deve andare avanti, ma o lo finanziamo o si prevedono clausole non “capestro”. In ogni caso, sia chiaro, va completata.

Tags: , , ,

Leggi anche questo