Atlante: «nostro futuro in BpVi e Vb? Non si sa»

A quasi un anno dalle Ipo andate deserte, l’avvocato Alessandro De Nicola, portavoce di Atlante, fa un bilancio sul Fondo in Veneto. Il 28 aprile scorso, a Vicenza, ha dichiarato che la nuova capitalizzazione non «è alla portata dei privati». Come scrive Eleonora Vallin sul Mattino a pagina 13, dopo l’entrata dello Stato, c’è incertezza sul futuro di Atlante: «nessuno lo sa, nemmeno la Bce, perché tutto dipenderà dalla valutazione degli asset attuali. Ci sarà l’aumento di capitale, ma se uno mette cento e gli asset verranno valutati 101, Atlante può essere ancora in maggioranza; ma se varranno 80, va in minoranza. Scenario oggi più probabile. Poi c’è la conversione delle obbligazioni… la questione è che, finché non c’è questa valutazione, nessuno può dire l’esatta percentuale».

Se l’aumento dovesse essere di 5 miliardi, ammette: «non li abbiamo e, in ogni caso, anche se ci mettessimo qualche soldo non sarebbe sufficiente. A quel punto, tanto vale che i denari che ci sono, quel miliardo e sette, vengano destinati agli Npl che fanno parte della missione di Atlante e l’equity lo metta lo stato». La fusione tra le due popolari venete sarebbe «un successo perché, se va in porto, vuol dire che c’è la ricapitalizzazione precauzionale e quindi anche un futuro per queste banche. La Bce non l’approverebbe, se non vedesse un futuro; per cui, se passa, significa che non solo ci sono i soldi per farla ma che l’Europa vede un domani per questi istituti. Per come la vedo io, un gran successo ci sarà anche se si riuscirà a tirar fuori un po’ di soldi, ma lo vedremo purtroppo solo fra qualche anno, a chi ha contribuito alla gestione drammatica di entrambe le banche».

(Ph. Formiche.net)