Orchestra Teatro Olimpico, bella prova di maturità

Il Maestro Michelangeli è riuscito a creare intesa e coinvolgimento sia con i musicisti ma anche con il pubblico

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Da appassionato spettatore ho seguito con grande interesse la stagione appena conclusasi di concerti dell’Orchestra del Teatro Olimpico al Teatro Comunale di Vicenza. Ho apprezzato il lavoro svolto dai bravi insegnanti e i risultati raggiunti dai giovani allievi. Mi baso sull’ultimo concerto diretto dal maestro Umberto Benedetti Michelangeli, che ha concluso, come meglio era difficile pensare, la stagione di sette concerti in programma con l’esecuzione della sinfonia n. 5 di Schubert e la sinfonia n. 2 di Beethoven.

I 40 musicisti, diplomati nei conservatori di tutta Italia e perfezionatisi sotto la guida di qualificati docenti, hanno maturato un percorso che ha raggiunto sia lo scopo altamente formativo sia la produzione di concerti di indiscussa qualità. Merito del direttore principale Alexander Lonquich, che ha seguito con competenza e passione i giovani orchestrali nella loro evoluzione, coadiuvato da giovani valenti colleghi. Ma merito anche di qualche direttore d’orchestra ospite che è riuscito ad imprimere all’intero complesso lo scatto in più per raggiungere risultati meno scontati. Traguardo importante per giovani che devono acquisire una mentalità consona alle loro fresche energie.

Il maestro Umberto Benedetti Michelangeli nel concerto finale ha saputo infondere alla compagine orchestrale, selezionata per la serata, uno slancio vitalistico misuratissimo, raggiungendo un’intesa perfetta con i giovani professionisti, pronti ad ogni suo cenno, conquistati dall’eleganza del suo gesto. La padronanza assoluta della partitura gli ha consentito di dominare ogni movimento degli esecutori, la sua partecipazione emotiva a creare un profondo coinvolgimento con il pubblico. Sono convinto che l’Orchestra dell’Olimpico, giunta a questo punto, abbia tutto da guadagnare nel misurarsi con direttori di caratura diversa, capaci di creare stimoli che arricchiscono il confronto musicale.

Condivido il giudizio di Filippo Lovato, critico del Giornale di Vicenza, il quale ha saputo cogliere le differenze. «L’orchestra – ha scritto – pareva trasfigurata. Una presa di coscienza delle proprie possibilità che ha impressionato per la naturalezza dell’esecuzione su livelli nuovi, frutto certamente del grande lavoro svolto sino ad oggi, ma anche della mano esperta e sicura che ha guidato l’Orchestra in questo ultimo concerto».

Ph: tcvi.it

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