Se il Papa si candidasse alle elezioni…

…difficilmente supererebbe la soglia di sbarramento: troppo poco allineato allo “storytelling” occidentale

Quanti voti prenderebbe Papa Francesco se, con le sue proposte, si candidasse alle elezioni? Sebbene sia il Papa più amato degli ultimi decenni, difficilmente supererebbe la soglia di sbarramento per entrare in parlamento. Lo spirito del Vangelo si applaude la domenica. Punto.

Il Papa predica solidarietà e accoglienza: in pochissimi lo voterebbero, perché per noi italiani, 60 milioni di persone, accogliere 150mila sfortunati sembra essere un’impresa impossibile. Se si candidasse, dovrebbe rassegnarsi a ricevere su Facebook migliaia di, alla veneta, “pórtei casa tua”. Bussa e ti sarà aperto, purchè non bussi a casa mia.

Nell’enciclica Laudato Si Papa Francesco ci invita a reagire rapidamente perché stiamo distruggendo la nostra Terra. Bisogna diminuire le emissioni ed evitare che il cambiamento climatico non sia più gestibile. In Italia, giusto per fare un esempio, dagli anni Sessanta i ghiacciai hanno perso il 40% della loro estensione. Il suolo, dice, è una risorsa non rinnovabile che va tutelata. In Veneto abbiamo costruito in maniera selvaggia. La superficie agricola utilizzata è passata dal 54% al 44%, al di sotto della soglia minima sostenibile del 50%. I danni irreversibili sono già stati fatti. Se il Papa si candidasse avrebbe vita dura. I giornalisti sarebbero tutti d’accordo nel collocarlo tra le fila degli anacronistici e antimoderni del “Fronte del No”.

Il Papa sostiene che la disoccupazione sia una tragedia, perché depriva materialmente ma anche spiritualmente le persone. La disoccupazione toglie la dignità, sfilaccia il tessuto sociale, mette in crisi le famiglie. Nel 2007 in Italia la disoccupazione era al 6%, oggi quasi al 12%; quella giovanile era al 20%, oggi quasi a al 40%. Eppure per i trattati europei la priorità è combattere l’inflazione e la “piena occupazione” non sembra essere un obiettivo fondamentale. Sono sicuro che se il Papa si candidasse diventerebbe ex abrupto un “populista”.

Il Papa afferma che il lavoro non è una merce e va pagato il giusto. Secondo l’Ocse i salari Italiani in trent’anni sono passati dal 67% al 53% del Pil. Se un punto di Pil vale oggi 16 miliardi di euro, questo significa che i salari nel nostro paese hanno perso 240 miliardi di potere d’acquisto. In pratica la ricchezza si sposta sempre più verso l’alto, la classe media si è proletarizzata. Se il Papa si candidasse sarebbe deriso: questi discorsi sono vecchi, novecenteschi.

Se vuoi vincere devi fare come il giovane e fresco Macron, il quale afferma di aver costruito un partito come una start up, elaborando con degli strumenti di marketing uno storytelling adatto ai target identificati. Le parole del Papa saprebbero di naftalina, buone più per gufi che per vincenti. La diseguaglianza aumenta vertiginosamente, ma l’uguaglianza non è cool.

Potremmo andare avanti a lungo. Le parole del Papa vanno bene purchè rimangano parole. Alla domenica la piazza è piena e lo share della diretta non è mai male. Se però le sue proposte diventassero un programma di governo sarebbe un fallimento annunciato: prenderebbe il voto di qualche vecchio comunista e di qualche frikkettone del fronte del no. Per entrare in parlamento dovrebbe cambiare narrazione, magari sostituendo Milton Friedman al Vangelo di Matteo, Von Hayek a quello di Marco.