Renzi, a quando la prossima sconfitta?

La strategia del (rinnovato) segretario del Pd: non prendersi mai la responsabilità. Anche di quel che votano i suoi

Matteo Renzi, già segretario del Pd, ex capo del governo ed ora nuovamente segretario del Pd, sbertucciato sonoramente dagli italiani al referendum sulla riforma costituzionale, non finisce di stupire per i suo continui cambi di opinione – un vero e proprio camaleonte della politica. Ora, sulla legge sulla “legittima difesa”, votata dai suoi con esultanza qualche giorno fa, si esprime in modo negativo e auspica che il Senato possa modificarla. E se il Senato fosse stato abolito, come la sua riforma voleva?

L’ometto continua ad attaccare gli avversari e a sostenere che se oggi non c’è una legge elettorale utilizzabile (la sua è incostituzionale), non è colpa sua e di chi gliel’ha suggerita, ma di chi al referendum ha votato No. Con sfrontatezza aggiunge che ora spetta alle opposizioni presentare una nuova legge elettorale. Bravo: così con la maggioranza numerica che lui ha alla Camera, avrà la possibilità di prendersi la rivincita, bocciando le proposte dell’opposizione.

Si può restare immaturi anche a 40 anni suonati. Per Renzi ormai è tardi: dopo gli errori degli ultimi tre anni in politica economica e, ancor più, in campo internazionale non ha più credito. Gli è stata rinnovato il ruolo di segretario del partito, ma come dimostrano la riduzione dei votanti alle primarie e la diminuzione delle sue stesse preferenze personali, si trova ora su di uno zatterone nel bel mezzo di un tifone. In attesa del prossimo naufragio.