Padova, quella domanda molesta sulla salute di Giordani

Interrogativi fuori luogo: questa società sembra non apprezzare chi sacrifica se stesso per una causa

Alcuni giornali hanno paragonato l’ischemia del candidato sindaco di Padova, Sergio Giordani, ai problemi di salute di altri politici nel corso delle campagne elettorali, da Clinton a Bush, da Emiliano a Craxi, Bonino e altri. Per non parlare di Berlinguer, De Gasperi e Togliatti. O di Ugo La Malfa che morì proprio quando fu incaricato – primo laico dopo trent’anni di leader democristiani – di formare il governo. Purtroppo la domanda più comune dimostra cattivo gusto: giova o non giova l’immagine del politico malato? Se ne fa una questione di utilità prescindendo completamente dalla persona, dal dolore suo e dei famigliari, dalle sue umane paure e dagli sforzi che deve compiere per dissimulare pubblicamente le possibili debolezze. Di fronte alla malattia – in questo caso persino a un rischio di morte – domandarsi “a chi giova?” non lo si dovrebbe nemmeno pensare, figurarsi scriverlo. Eppure, salvo per i veri amici e le persone sensibili, nel caso di Giordani questa è stata una cinica domanda ricorrente.

Piuttosto ci si dovrebbe domandare perché chi si impegna in politica mette a rischio la propria salute e persino la vita? Invece a lettori e giornalisti interessa l’utilità mediatica piuttosto che la passione civile: un segno dei tempi e di una società in cui non si apprezza chi sacrifica se stesso per una causa. Certo, tra coloro che utilizzano il proprio corpo al di là di quello che può dare ci sono sia i generosi verso gli altri, sia gli ossessionati dal desiderio di affermazione, sia i drogati dalle passioni. Vale per i politici, ma anche per i manager o per gli atleti o persino per gli innamorati e gli imprenditori: le tre fiamme che accendono i cuori di Dante e portano dritto all’inferno: denaro, sesso e potere.

Ma nei più prevale l’imperativo che conduce all’impegno civile, al volersi dedicare al miglioramento della propria città. Questi sono nobili desideri e legittime ambizioni che talora portano a chiedere al proprio corpo più di quanto possa dare. La politica è un mestiere, anzi una missione pericolosa sia per il corpo sia per la psiche. La persona equilibrata sa limitare il proprio impegno a quanto il proprio corpo può dare. Ma spesso il politico viene letteralmente privato del proprio corpo che è “usato” dai suoi sostenitori e portato in giro quasi si trattasse di una statua votiva esibita come oggetto di culto. Ed è pericolosa per la psiche poiché non è facile conservare l’equilibrio quando, piuttosto che dialogare tra persone, ci si rivolge continuamente a platee anonime o a telecamere.

Per fortuna Giordani s’è ripreso presto e completamente, ma una normale sensibilità umana (e anche di vera politica) dovrebbe indurci a scacciare immediatamente – qualora ci venisse… e in effetti ci viene – il cattivo pensiero del “a chi giova?” e soprattutto a non scriverlo almeno a ridosso di questi eventi dolorosi per la persona che va rispettata a prescindere.