Padova, buona idea di Giordani: l’informativa civile

Una nuova forma di esposto in cui cittadini potranno farsi sentire. Per andare oltre la protesta

Dopo avere proposto le consultazioni popolari annuali, il candidato sindaco di Padova Sergio Giordani rilancia una concreta partecipazione civile con una nuova originale proposta: l’informativa civile. Si tratta di due strumenti originali e concreti per il coinvolgimento dei cittadini nell’amministrazione, inediti in Italia. Giordani, il quale ha preannunciato un’ulteriore proposta, intende perseguire due obiettivi. Il primo consiste nel superare le antiche liturgie della partecipazione assembleare, un reperto archeologico recuperato dai tempi della contestazione degli anni Sessanta e Settanta.

In questo tipo di assemblee, aperte apparentemente a tutti, vince chi grida di più; oppure chi manovra dietro le quinte senza farsene accorgere. Questo tipo di partecipazione, apparentemente inclusiva, è in effetti basata sul presupposto di un inconciliabile conflitto con le istituzioni, persino una negazione di esse. Di conseguenza rifiuta sia la ricaduta decisionale – quindi l’assunzione di responsabilità – sia un dialogo costruttivo con le istituzioni. In secondo luogo, con le consultazioni e con l’”informativa civile”, si intende favorire una crescita conoscitiva e culturale della cittadinanza. Queste iniziative prevedono, tra l’altro, l’adozione degli strumenti informatici e di telecomunicazione che sono il futuro anche della democrazia.

Si prevedono tre consultazioni annuali (i tre anni intermedi del mandato) da tenersi in autunno nelle quali i cittadini saranno chiamati da rispondere a quesiti sulle future scelte dell’amministrazione e a proporne di propri. La consultazione avrà valore consultivo, ma il significato politico resta rilevante. Sarebbe utile che in queste consultazioni si introduca il voto telematico, pur lasciando anche la possibilità di votare nei tradizionali seggi a chiunque lo desideri per non discriminare chi non ha dimestichezza con il computer.

L’informativa civile sostituisce il classico “esposto” e parte dalla seguente constatazione: sovente il cittadino, di fronte a un problema o una disfunzione, si rivolge – redige un esposto – all’amministrazione con un atteggiamento di protesta, in alcuni casi motivato, in altri conseguenza di una cattiva comunicazione. L’amministrazione, sentendosi giudicata negativamente, risponde con un fastidio giustificato dal fatto di essere considerata inadempiente. L’informativa civile invece è un primo importante passo verso la creazione di un nuovo rapporto tra cittadini responsabili e amministrazione anche di fronte a problemi e occasionali inadempienze.

Il cittadino che segnala una disfunzione, un’esigenza o propone un intervento, deve essere considerato e deve considerarsi come un attore virtuoso della politica della città e per questo va incoraggiato. L’informativa civile si rivolge al cittadino collaborativo che viene invitato a segnalare al sindaco (verosimilmente all’URP) disfunzioni, esigenze e proposte di piccola o media evidenza e quindi poco monitorabili dall’amministrazione.

L’amministrazione preparerà, appena insediata, moduli precisi per le segnalazioni e le proposte che saranno inoltrate per via telematica e riceveranno sempre risposta. La redazione dell’informativa richiederà qualche ora di lavoro e una certa competenza per trasmettere le informazioni necessarie all’amministrazione per conoscere le esigenze del territorio o esaminare le proposte. A differenza dell’esposto, che è percepito come una protesta, l’”informativa civile” viene considerata dall’amministrazione come un servizio prestato dal cittadino e quindi compensato con un nominale rimborso per il lavoro svolto sotto forma di bonus quali biglietti autobus e per manifestazioni, entrata ai musei, parcheggi ecc. Per evitare abusi, si fissa un tetto massimo di spesa (non oltre i 10.000€ all’anno) e non si permette a nessun cittadino di proporre più di tre informative.