“Noi che credevamo in BpVi”: «il sindacato faccia esame di coscienza»

Dura replica alle dichiarazioni della Barberotti (Cisl). La bad bank per gli Npl? «Speculazione finanziaria» la proposta della bad bank

Il governo Gentiloni sta trattando con Bce e Ue per uscire dal cul de sac in cui si trovano Veneto Banca e Popolare di Vicenza (con una parte della inchiesta penale che riguarda quest’ultima che pare prendere il largo verso Milano): nonostante le rassicurazioni del ministro dell’economia Padoan, il pericolo di bail-in incombe. Ipotesi vista come fumo negli occhi dai sindacati, che non più tardi del 26 maggio hanno anche duramente attaccato la galassia delle associazioni degli azionisti, definendo agitatori alcuni loro leader. «Sinceramente non comprendo fino a dove intenda spingersi chi, come Sara Barberotti (delegata nazionale di First Cisl, ndr) ci critica sbagliando completamente il bersaglio» controbatte Luigi Ugone (in foto) presidente della associazione “Noi che credevamo nella Banca Popolare di Vicenza”, una delle più attive sul territorio. «Ammesso che qualche cosa nelle associazioni non vada e mi si deve indicare che cosa nello specifico, io direi a lorsignori di farsi un esamino di coscienza. Visto che lorsignori hanno detto sì ad ogni proposta cucinata dalla dirigenza della banca all’epoca dell’ex presidente Gianni Zonin prima e poi all’epoca del suo successore, l’ad Francesco Iorio. Se queste persone avessero dato ascolto ad una parte dei nostri consigli, si veda il voto della trasformazione in spa della banca, oggi non saremmo dove siamo».

I dipendenti hanno responsabilità?
Per chi occupava posizioni strategiche valgono gli stessi rilievi che valgono per molti sindacati. Hanno camminato per troppo tempo fianco a fianco dei decisori.

Quindi non tutti i dipendenti.
Ovvio che no. Noi l’abbiamo ribadito in mille occasioni. C’è una parte del personale che, in perfetta buona fede, ha semplicemente subìto le conseguenze di ordini inappellabili che giungevano dai piani superiori: con l’ulteriore smacco che anche gli impiegati hanno patito il crollo del valore delle azioni. Tuttavia ci sono tantissimi funzionari che sapevano bene che il vascello di via Framarin aveva cominciato ad imbarcare acqua. Sapevano delle procedure opache avviate dalla banca. Sapevano quale fosse il tenore reale degli odiosi ordini di scuderia. Questi signori vanno distinti dagli altri e vanno additati con decisione. Questi signori poi sono rimasti in un silenzio miserabile. E adesso in modo altrettanto miserabile, mentre la nave affonda, gridano, invocando le scialuppe.

Le scialuppe sarebbe una bad bank in cui far confluire i crediti tossici per liberare la banca di questa zavorra con l’obiettivo di rilanciarla?
Sì, anche se mi viene da ridere.

Perché?
Siamo di fronte a un sindacato che parla come un raider della finanza, non come un soggetto che dovrebbe tutelare i lavoratori.

Sì, ma sul piano sostanziale cosa non va, della proposta?
E che cosa dobbiamo dire? È prematuro parlare di proposte del genere perché tu una ipotesi del genere la fai solo quando hai chiaro il quadro della complicatissima partita dei crediti non performanti, o Npl che dir si voglia. Il quadro, che è in continua mutazione, non era chiaro per la vecchia dirigenza, non era chiaro per Iorio e non so nemmeno esattamente di quali informazioni disponga pure l’attuale management. Quindi, di che cosa diavolo stiamo parlando? Se la Cisl-First, o chiunque altro, accetta, noi siamo disponibili ad un confronto pubblico: senza censure e senza filtri però, perché di contraddittori imbalsamati in stile assemblea dei soci BpVi ne abbiamo le tasche piene.

A questo punto però la banca pensate debba fallire? Sono moltissimi gli analisti i quali sostengono sarebbe una iattura: per le imprese, per il territorio, per i risparmiatori, per le famiglie. Come la mettete voi al riguardo?
Se si salvano i piccoli risparmiatori si può anche salvare la banca, salvaguardando il territorio, il tessuto sociale, quello delle piccole imprese e via dicendo. Se si pensa che i grandi aiuti, compresi quello dello Stato o della Ue, arrivino solo per salvare la banca, cioè la sua operatività finanziaria, e non le persone, allora siamo alla pura speculazione. Questo è il punto.

Epperò questa visione non è contraddetta dalla alta adesione, così la definiscono molti quotidiani, alla proposta di accordo preventivo siglata tra risparmiatori e le ex popolari venete? Gli accordi hanno raggiunto quota 70% o no? Il fatto che tante persone, nonostante tutto, abbiano deciso per l’accordo preventivo, non è comunque un fallimento anche per le associazioni come la vostra che alla fin fine non sono riuscite ad incidere?
Per cortesia non scherziamo con i fatti. Tutti i giornaloni hanno riportato a mo’ di megafono gli ordini che provenivano dai consigli di amministrazione delle due banche venete. I quali parlavano di soglia minima dell’80%. Poi i vari board, con artifici comunicativi abbastanza puerili peraltro, hanno fatto marcia indietro: il tutto è avvenuto, come dice il direttore del Fatto Marco Travaglio, a giornali unificati. Ergo quel 70% è una soglia bassa.

Non c’è il rischio a questo punto che la vostra protesta, finisca, anche in modo assolutamente involontario, per fare la fine del semplice sfogatoio, benchè legittimo e comprensibile?
Diciamo che questa è la critica standard che ci fanno i nostri detrattori affezionati, i quali, ci fanno quasi tenerezza, non accettano mai un confronto pubblico con noi. Chi ci critica in questo modo in realtà vuole che i responsabili non paghino davanti alla giustizia penale o civile e men che meno davanti al tribunale della storia. Però nonostante lorsignori noi siamo qui, ai posti di combattimento. Ci stiamo muovendo per avere giustizia. Siamo assetati di giustizia, di verità e rivogliamo i nostri soldi indietro. Sul piano pratico diamo assistenza ai nostri associati per ogni tipo di supporto, anche legale. Siamo sul territorio, alle nostre serate viene sempre un sacco di gente, segno che il nostro lavoro è apprezzato anche se dà fastidio a qualche amico dell’amico.

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